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SCUOLA/ Autovalutazione, ecco tutti i rischi della "pagella"

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Incide l'efficienza, intesa come assunzione di responsabilità, dalla segreteria alla dirigenza, dai bidelli ai professori: dove le cose funzionano e chi coordina lo fa puntando allo scopo, le persone possono contare sulla struttura per supportare la parte che loro tocca, e questo ha il suo peso sia sul raggiungimento dell'obiettivo sia sul benessere lavorativo e sulla coesione delle parti nel tutto; dove dominano logiche burocratiche e di potere, il singolo è abbandonato a se stesso e cerca di dribblare gli ostacoli come può. Incide persino la bellezza, se confrontata con il grigiore di certe nostre aule e una distribuzione degli spazi da caserma: ricordo un istituto tecnico nella zona est di Milano, con lunghi corridoi di un colore indefinibile e le porte di metallo scuro, che pareva SingSing. 

Il miglioramento comunque non può essere solo questione procedurale-operativa, pena l'impoverimento della vita della scuola, che nel bene e nel male è una collettività organizzata ma basata su relazioni interpersonali. Ogni miglioramento parte dalle persone, dal loro coinvolgimento in un'opera e dalla capacità di chi dirige di valorizzare prima che di inquadrare. In questo senso il nuovo passo richiesto dalla direttiva sull'autovalutazione resta monco se non innesta un circolo virtuoso: dalla descrizione della situazione sulla base dei dati disponibili alla presa in carico dell'obiettivo da raggiungere (che riguarda i ragazzi e la loro capacità di affrontare il mondo), fino alla fantasia per rispondere alle provocazioni sempre nuove della realtà che cambia.



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