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SCUOLA/ Autovalutazione, ecco tutti i rischi della "pagella"

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Dopo il previsto periodo di rodaggio, la direttiva ministeriale n. 11 del 18 settembre 2014 rende obbligatorio per tutte le scuole svolgere attività di autovalutazione interna, così come previsto dal Regolamento 80/2013 che ha istituito il Sistema nazionale di valutazione. 

Il Regolamento ha delineato una struttura complessa, che comprende le funzioni di Invalsi, di Indire e del corpo ispettivo, struttura entro la quale si colloca anche l'azione delle singole scuole. Le "tre gambe" del sistema come è noto prevedono un sistema di supporti alle scuole di questo tipo: da un lato indicatori e dati informativi, forniti da Miur e Invalsi, sui quali appoggiare le analisi interne di istituto, dall'altro il coinvolgimento di personale esterno alle scuole (non solo ispettori tecnici ma anche esperti di organizzazione dei sistemi complessi) che aiutino le scuole a fotografarsi e a individuare punti critici o ipotesi di soluzione; a metà strada fra analisi e soluzioni un sistema di formazione continua degli insegnanti, fornito da Indire e (come prevede la direttiva) da altri enti formatori come associazioni professionali o università. 

I tre segmenti non stanno procedendo alla stessa velocità: per esempio la questione dell'albo degli esperti esterni e del corpo ispettivo è in fase di sperimentazione, sia quanto a numero sufficiente di personale, a loro competenze e capacità di intervento, sia quanto a risorse economiche per renderlo operativo (gli esperti devono spostarsi fuori dalla propria regione di appartenenza). 

Il sistema delineato dal Regolamento 80/2013 è un buon compromesso fra le due vie, presenti in varia combinazione nei diversi paesi del mondo: una valutazione quantitativa hard, basata su dati quantitativi e affidata magari a un'agenzia esterna, e volta a misurare efficacia-efficienza dei sistemi scolastici in termini di "risultato", non sempre rispettosi delle realtà locali; e una valutazione qualitativa soft, come sono stati i progetti di autovalutazione diffusi negli anni 90, più concentrati sui "processi", che non riescono però a superare l'autoreferenzialità per mancanza di indicatori di riferimento e standard comuni. Il sistema attuale prevede invece la possibilità per le scuole di servirsi di indicatori e dati esterni offerti come punti di confronto e di comparazione a livello nazionale, da integrare con le informazioni interne sul vissuto, le pratiche virtuose, le specificità, gli aspetti positivi e negativi determinati dal contesto. È apparso giusto al legislatore valorizzare la vita irripetibile delle scuole nel momento in cui chiede loro di confrontarsi con parametri nazionali e di "migliorare" per raggiungere certi standard in uscita.

Il tempo trascorso fra l'approvazione del Regolamento e la direttiva appena uscita, che fissa le priorità strategiche per i prossimi tre anni, è servito al ministero e all'Invalsi per sperimentare l'intero pacchetto di indicatori e di procedure: il progetto Vales ha avuto il merito di testare un possibile schema di intervento sulle scuole (i documenti possono essere scaricati in rete). 



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