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SCUOLA/ Uscire dal caos dei trasferimenti? Si può, ecco come

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I distretti scolastici furono istituiti nel passato, ma erano più che altro strumenti di esercitazione della "democrazia dal basso" e di contrapposizione al "verticismo" ministeriale e provveditoriale, luoghi  dove i presidi limitrofi si incontravano periodicamente per confrontarsi e lamentarsi di tutto. Non avevano alcun potere sui meccanismi di gestione del personale. Vennero aboliti dopo vent'anni di funzionamento inutile e costoso. 

Stabilire il distretto come area funzionale e gestionale reale a mio parere consentirebbe anche di fare concorsi distrettuali, con l'immediata immisione in ruolo nel distretto stesso senza il vincolo del concorso nazionale e del successivo posizionamento su tutta la superficie nazionale.

Per mettere poi fine alla transumanza si potrebbe abolire il trasferimento annuale a domanda sostituendolo con la richiesta permanente di trasferimento, senza quindi la gara e l'ossessione annuale.

La richiesta, presentabile in qualunque momento, non annuale ma poniamo quinquennale, dovrebbe essere depositata ed essere efficace salvo ritiro. Dovrebbe inoltre poter essere visionata dalle scuole richieste per l'approdo. Con il mio schema della titolarità di distretto il singolo istituto sarebbe tolto dal registro delle 10mila opzioni e sostituito solo dall'elenco dei 500 distretti.

Una volta avvenuto il cambio di titolarità l'utilizzo concreto annuale dovrebbe essere definito a livello della singola direzione distrettuale che viste le dimensioni sarebbe ben informata sui singoli istituti, sulle loro esigenze ed anche sulle caratteristiche delle persone in ingresso il cui curricolo dovrebbe essere conosciuto in anticipo. 

Si tratta di modifiche semplici e molto concrete che inciderebbero profondamente sia sul malcostume sia sulla macchinosità di quella che tutti chiamano sprezzantemente burocrazia, ma che è figlia del rifiuto generalizzato delle semplificazioni possibili.

Sarebbero modifiche assai benefiche per la vita scolastica. Ma a qualcuno interessa davvero il clima delle scuole?



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COMMENTI
30/09/2014 - Confessione di un "cannibale" (Franco Labella)

Lo confesso pubblicamente: della lunga risposta del preside Bianchini non ho capito un ette.

 
28/09/2014 - Egregio preside Sergio Bianchini, (Vincenzo Pascuzzi)

1) Il “caos dei trasferimenti”, nomine, ecc. va ascritto interamente alla responsabilità del Miur e dei suoi uffici periferici, PUNTO! Chi altri se non loro che sono la burocrazia, la gerarchia, il potere e che - quando vogliono - fanno tutto quello che …. vogliono: vedi liceo breve, finanziamenti indiretti alle private, imposizione dei test Invalsi e relative corvée gratuite ai docenti, con la collaborazione di servizievoli presidi, …. 2) Chiamare in causa i poveri (in tutti i sensi) docenti è espediente maramaldesco e ipocrita. Al solito, se qualcosa non va nella scuola, vengono chiamati in causa i docenti o esplicitamente o allusivamente: i veri responsabili così rifiatano, si fregano le mani e tutto prosegue tranquillamente, in apparenza. 3) “Il docente italiano ha un'altra grande caratteristica che lo rende unico al mondo” ?! FALSO, salvo dimostrazione supportata da prove. 4) Assurdo, inconcepibile colpevolizzare, indicandolo come “malcostume”, “il trasferimento a domanda …. per ragioni personali”!! mentre è fenomeno fisiologico! Semplicemente Miur – lui e gli Usr – dovrebbe-dovrebbero organizzarsi per gestirli al meglio o almeno in maniera decente e meno caotica, in tempi coerenti con l’inizio delle scuole. 5) La proposta di una “titolarità di distretto” scaricherebbe tutti i disagi e gli oneri sui poveri (v. sopra) docenti, obbligati a viaggi coatti in un territorio vasto quasi come una provincia. Grosseto ha 225mila abitanti, Campobasso 230mila!

RISPOSTA:

Il trasferimento obbligatorio è figlio in molti casi delle microfluttuazioni dell’organico di istituto che si scaricano proprio sulla titolarità di istituto. Il trasferimento a domanda invece, anche se può sembrare un lusso, è in realtà l’ultimo amico del docente disperato che vive costantemente una situazione di frustrazione e di impotenza senza alcuna possibilità di sbocco nella quale “andarsene” o “andare più vicino a casa” diventano le estreme consolazioni. Una intera vita professionale senza soddisfazioni, con stipendi miseri, con classi sempre più ingestibili, con dirigenti sempre più instabili: questa è la realtà che hanno costruito in 30 anni gli “amici del giaguaro”, quelli che hanno davvero in mano il potere e che hanno piegato tutte le politiche scolastiche alle esigenze “sindacali”, all’uso improprio della funzione statale, alla sistematica copertura del clientelismo e dell’assistenzialismo con demagogiche e false parole di “interesse per gli alunni e le famiglie”. Tutti gli indignati che da decenni soffrono se si propongono cambiamenti veri dell’organizzazione scolastica non sono vittime di chi pensa a qualche cambiamento, sono vittime di se stessi. E’ vero che negli alti livelli politici idee vere di riorganizzazione effettiva del sistema scolastico non se ne sentono da decenni. Infatti la tragicità della situazione, ciò che mi spinge a proporre vie di uscita reali dettate dalla mia esperienza ma generalmente ignorate, è proprio in questa costante compresenza, nella gestione della scuola, di utopia pedagogica e “cannibalismo” sindacale. I massimi vertici susseguentesi nei ministeri, a volte consapevoli della spaventosa situazione organizzativa e relazionale della scuola si guardano bene dal metterci mano, dall’ intaccarla davvero: non sanno da dove cominciare e continuano a spalmare su di essa sublimi parole d’ordine sempre più staccate dalla realtà effettiva. Io chiamo questo modo di fare “buttare petali sul letamaio”. Chi conosce le scuole e la realtà delle relazioni tra dirigenti e diretti nello stato conosce questo gioco disperato che quotidianamente avviene tra persone oneste e con nobiltà d’animo ma disperate e personaggi opportunisti, spesso squallidi che si fanno difensori “del popolo” e concedono il via libera a minime ma roboanti innovazioni purché sia garantita loro la supervisione organizzativa, l’immunità e l’esenzione da un lavoro veramente serio e rigoroso. Tutti coloro che conoscono le scuole comprendono lo stato di frustrazione delle brave persone che vedono questo blocco inestricabile e che spesso proprio nel trasferimento trovano l’unica temporanea via d’uscita dalla disperazione. SB

 
28/09/2014 - A qualcuno interessa il clima nelle scuole? (Franco Labella)

Questa è la chiusa di un intervento di un dirigente scolastico che definisce ripetutamente"transumanza" lo spostamento dei docenti. Per essere uno che si preoccupa del clima il preside Bianchini usa una terminologia che definire singolare è poco e che, però, è abbastanza sintomatico del possibile rapporto odierno tra dirigenti scolastici e docenti. E mi fermo qui perché negli ultimi due giorni alcuni dei presidi che scrivono sul Sussidiario si sono veramente sbizzarriti... Ma venendo al merito: Bianchini propone, in buona sostanza, una limitazione pesante nella mobilità docente. Immagino che abbia dati statistici che gli consentono di vedere come prevalente una mobilità dei docenti (a domanda e d'ufficio) dai confini territoriali ridotti. Vedo anche che attribuisce al volume notevole dei docenti da trasferire i ritardi nelle operazioni di inizio d'anno. Magari nella sua scuola non ha ore scoperte, invece e come avviene in gran parte del Paese, per personale con contratto a tempo determinato. Per anni si è cianciato dell'organico funzionale: tutti dicono di volerlo attuare, nessuno crea le condizioni per realizzarlo. Ed allora la domanda finale è: cosa c'entra con le dinamiche descritte un ambito territoriale (il distretto) ora inesistente quando nella formazione delle cattedre orario esterne esse spesso vengono formate non tenendo conto alcuno dell'ordine che si dovrebbe seguire (distretto, comune, extracomune?)