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SCUOLA/ Uscire dal caos dei trasferimenti? Si può, ecco come

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Il docente italiano ha un'altra grande caratteristica che lo rende unico al mondo. Ha la titolarità di istituto e la trasferibilità nazionale.

Entrambe sono molto deleterie per l'organizzazione scolastica e sono le due facce della unica, vitale pulsione organizzativa del sistema scolastico italiano: la transumanza dei docenti.

La titolarità di istituto significa che il docente entra in ruolo prendendo servizio presso uno specifico istituto scolastico che oggi vuol dire una struttura con 1000-1500 alunni, un centinaio di docenti ed un preside.

Se l'anno successivo gli alunni iscritti diminuiscono avviene che, con la contrazione dell'organico di diritto legato matematicamente al numero delle classi, il docente non abbia più spazio e diventi un perdente posto. A quel punto è obbligato a fare domanda di trasferimento e richiede una lista di istituti scolastici in cui preferirebbe essere spostato. Si tratta del trasferimento obbligatorio subordinato all'esistenza di istituti che al contrario hanno in quell'anno una carenza di titolari.

Oltre al trasferimento obbligatorio vi è il trasferimento a domanda, cioè fatto non sotto la pressione della contrazione dell'organico ma richiesto spontaneamente dal docente per ragioni personali.

Entrambi questi trasferimenti hanno un raggio d'azione nazionale, vedono un automatismo informatico che su base nazionale predispone tutti i movimenti (in numero enorme, pare intorno al 25 per cento del personale) di docenti per l'anno successivo, senza alcuna voce in capitolo degli istituti di approdo o dei presidi.

Ecco, di fatto è questo dei trasferimenti il vero rito sacro della scuola italiana che ha la precedenza su tutti gli altri provvedimenti e che regolarmente, a causa dei suoi tempi, dei ricorsi, delle rettifiche, impedisce da decenni l'inizio regolare dell'anno scolastico (come puntualmente anche quest'anno si è verificato). Regolare per modo di dire, perché la discontinuità didattica è garantita ma anche il supplente annuale, figlio della discontinuità, viene regolarmente nominato in ritardo rispetto all'inizio delle lezioni. Quindi una discontinuità ritardata e aggravata. 

Le famose ed antiche Doa (dotazioni organiche aggiuntive) che avrebbero dovuto risolvere il problema non hanno funzionato perché si sarebbe dovuto gonfiare l'organico di 10mila istituti, con costi insostenibili.

Ma una soluzione ci sarebbe: l'istituzione della titolarità di distretto. Se i docenti fossero titolari non di cattedra in uno specifico istituto ma in un territorio di circa 200mila abitanti (20mila studenti  e 2mila docenti circa) si potrebbero evitare le microfluttuazioni annuali ed una dirigenza scolastica distrettuale potrebbe molto facilmente risolvere tutti i problemi di utilizzo annuale delle risorse assegnate.

Ciò toglierebbe alle scuole, ai docenti ed al meccanismo nazionale l'onere della maggioranza delle richieste di trasferimento e semplificherebbe enormemente tutto il sistema. Inoltre la dirigenza didattica distrettuale avrebbe un'effettiva possibilità di rapportarsi alle esigenze del territorio. 



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COMMENTI
30/09/2014 - Confessione di un "cannibale" (Franco Labella)

Lo confesso pubblicamente: della lunga risposta del preside Bianchini non ho capito un ette.

 
28/09/2014 - Egregio preside Sergio Bianchini, (Vincenzo Pascuzzi)

1) Il “caos dei trasferimenti”, nomine, ecc. va ascritto interamente alla responsabilità del Miur e dei suoi uffici periferici, PUNTO! Chi altri se non loro che sono la burocrazia, la gerarchia, il potere e che - quando vogliono - fanno tutto quello che …. vogliono: vedi liceo breve, finanziamenti indiretti alle private, imposizione dei test Invalsi e relative corvée gratuite ai docenti, con la collaborazione di servizievoli presidi, …. 2) Chiamare in causa i poveri (in tutti i sensi) docenti è espediente maramaldesco e ipocrita. Al solito, se qualcosa non va nella scuola, vengono chiamati in causa i docenti o esplicitamente o allusivamente: i veri responsabili così rifiatano, si fregano le mani e tutto prosegue tranquillamente, in apparenza. 3) “Il docente italiano ha un'altra grande caratteristica che lo rende unico al mondo” ?! FALSO, salvo dimostrazione supportata da prove. 4) Assurdo, inconcepibile colpevolizzare, indicandolo come “malcostume”, “il trasferimento a domanda …. per ragioni personali”!! mentre è fenomeno fisiologico! Semplicemente Miur – lui e gli Usr – dovrebbe-dovrebbero organizzarsi per gestirli al meglio o almeno in maniera decente e meno caotica, in tempi coerenti con l’inizio delle scuole. 5) La proposta di una “titolarità di distretto” scaricherebbe tutti i disagi e gli oneri sui poveri (v. sopra) docenti, obbligati a viaggi coatti in un territorio vasto quasi come una provincia. Grosseto ha 225mila abitanti, Campobasso 230mila!

RISPOSTA:

Il trasferimento obbligatorio è figlio in molti casi delle microfluttuazioni dell’organico di istituto che si scaricano proprio sulla titolarità di istituto. Il trasferimento a domanda invece, anche se può sembrare un lusso, è in realtà l’ultimo amico del docente disperato che vive costantemente una situazione di frustrazione e di impotenza senza alcuna possibilità di sbocco nella quale “andarsene” o “andare più vicino a casa” diventano le estreme consolazioni. Una intera vita professionale senza soddisfazioni, con stipendi miseri, con classi sempre più ingestibili, con dirigenti sempre più instabili: questa è la realtà che hanno costruito in 30 anni gli “amici del giaguaro”, quelli che hanno davvero in mano il potere e che hanno piegato tutte le politiche scolastiche alle esigenze “sindacali”, all’uso improprio della funzione statale, alla sistematica copertura del clientelismo e dell’assistenzialismo con demagogiche e false parole di “interesse per gli alunni e le famiglie”. Tutti gli indignati che da decenni soffrono se si propongono cambiamenti veri dell’organizzazione scolastica non sono vittime di chi pensa a qualche cambiamento, sono vittime di se stessi. E’ vero che negli alti livelli politici idee vere di riorganizzazione effettiva del sistema scolastico non se ne sentono da decenni. Infatti la tragicità della situazione, ciò che mi spinge a proporre vie di uscita reali dettate dalla mia esperienza ma generalmente ignorate, è proprio in questa costante compresenza, nella gestione della scuola, di utopia pedagogica e “cannibalismo” sindacale. I massimi vertici susseguentesi nei ministeri, a volte consapevoli della spaventosa situazione organizzativa e relazionale della scuola si guardano bene dal metterci mano, dall’ intaccarla davvero: non sanno da dove cominciare e continuano a spalmare su di essa sublimi parole d’ordine sempre più staccate dalla realtà effettiva. Io chiamo questo modo di fare “buttare petali sul letamaio”. Chi conosce le scuole e la realtà delle relazioni tra dirigenti e diretti nello stato conosce questo gioco disperato che quotidianamente avviene tra persone oneste e con nobiltà d’animo ma disperate e personaggi opportunisti, spesso squallidi che si fanno difensori “del popolo” e concedono il via libera a minime ma roboanti innovazioni purché sia garantita loro la supervisione organizzativa, l’immunità e l’esenzione da un lavoro veramente serio e rigoroso. Tutti coloro che conoscono le scuole comprendono lo stato di frustrazione delle brave persone che vedono questo blocco inestricabile e che spesso proprio nel trasferimento trovano l’unica temporanea via d’uscita dalla disperazione. SB

 
28/09/2014 - A qualcuno interessa il clima nelle scuole? (Franco Labella)

Questa è la chiusa di un intervento di un dirigente scolastico che definisce ripetutamente"transumanza" lo spostamento dei docenti. Per essere uno che si preoccupa del clima il preside Bianchini usa una terminologia che definire singolare è poco e che, però, è abbastanza sintomatico del possibile rapporto odierno tra dirigenti scolastici e docenti. E mi fermo qui perché negli ultimi due giorni alcuni dei presidi che scrivono sul Sussidiario si sono veramente sbizzarriti... Ma venendo al merito: Bianchini propone, in buona sostanza, una limitazione pesante nella mobilità docente. Immagino che abbia dati statistici che gli consentono di vedere come prevalente una mobilità dei docenti (a domanda e d'ufficio) dai confini territoriali ridotti. Vedo anche che attribuisce al volume notevole dei docenti da trasferire i ritardi nelle operazioni di inizio d'anno. Magari nella sua scuola non ha ore scoperte, invece e come avviene in gran parte del Paese, per personale con contratto a tempo determinato. Per anni si è cianciato dell'organico funzionale: tutti dicono di volerlo attuare, nessuno crea le condizioni per realizzarlo. Ed allora la domanda finale è: cosa c'entra con le dinamiche descritte un ambito territoriale (il distretto) ora inesistente quando nella formazione delle cattedre orario esterne esse spesso vengono formate non tenendo conto alcuno dell'ordine che si dovrebbe seguire (distretto, comune, extracomune?)