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SCUOLA/ Una bimba di due anni dice no a Cesare Pavese

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La bambina di R., che non capiva nulla, capiva però di avere tutt'intorno gente che le voleva bene: su di lei non ha cessato di splendere la verità luminosa di essere amata e di essere tra le braccia della sua giovane mamma. Alla bimba bastava quella presenza amorosa, soprattutto lo sguardo tenero e intenso della sua mamma. Anche un adulto ha bisogno del miracolo di un grande amore per stare davanti a fatti così terribili. Ma un adulto, cioè un uomo consapevole, insieme ad una presenza amorosa ha bisogno anche di ragioni. Dopo una morte così, quali possono essere le ragioni adeguate per continuare a vivere? Non bastano le solite banalità: bisogna vivere perché la vita continua. Bisogna andare avanti!

2. Nel libro della Sapienza si legge: "Dio non ha creato la morte per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutto per l'esistenza. Le creature del mondo sono sane, in esse non c'è veleno di morte…" (Sap. 1,13-15). Ma dove sono vere queste cose? E il Dio che permette che tanti padri e tante giovani madri per malattia o per incidente - come in questo caso - vengano tolti ai loro figli? che permette che centinaia e centinaia di persone affoghino nel Canale di Sicilia sui barconi, che permette che a Mosul (l'antica Ninive dei Babilonesi), nel nord dell’Iraq, vengano seppellite vive persone d'ogni età, bimbi compresi(!), che le donne siano stuprate in India e altrove... ma ancor di più, un Dio che permette la distrazione dal proprio destino, la banalizzazione della vita e l'eliminazione "legale" del miracolo-vita? Dove è che è vero quello che dice il libro della Sapienza? Esso dice bene: Dio ha fatto l'uomo per la felicità, ma poi la realtà sembra dire il contrario. Felicità è dunque una parola vuota? una menzogna? Il desiderio di felicità insito nella vita è solo una falsa promessa? La scienza o la civiltà o il progresso tecnologico ci riscatteranno un domani dalla morte che incombe su uomini e popoli?

La Sapienza ci dice che il cuore umano è fatto per la vita; ma chi o cosa potrà compiere questo desiderio irrefrenabile di vita? "Non la cultura mondana e non la cultura talmudica o la cultura esoterica, la cultura delle élites: non c'è risposta a questa frase della Sapienza, se non in Cristo", ha scritto don Luigi Giussani.

Egli dà risposta secondo una storia documentabile in questa vita, come la vetta ultima di un lungo cammino. R., come le tremila persone che ogni anno trovano la morte sulla strada, è arrivato su quella vetta in un infinitesimo di secondo, di schianto. Noi, io, ci ho messo sessanta anni. Di fronte all’eterno, che pervade ogni istante, ottant’anni e un battito sono esattamente la stessa cosa. 



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