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SCUOLA/ Una bimba di due anni dice no a Cesare Pavese

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Caro direttore,

nei giorni scorsi è stato celebrato il funerale di R., uno studente dell'Istituto De Nicola di Sesto san Giovanni, dove insegno. Si era appena diplomato ragioniere. Durante una gita in moto verso Lecco in compagnia di amici, per non travolgere dei ciclisti è finito contro una roccia, in circostanze ancora da chiarire. Lascia una bimba di 2 anni, una famiglia nel dolore e tanti compagni e amici sconvolti.

Una folla straripante domenica sera assiepava le panche della chiesa di viale Suzzani e una folla ancor più numerosa ha partecipato commossa alle esequie a Sesto. In un silenzio surreale ma dal dolore composto, ad un certo punto è entrata in chiesa S., la figlia di R., di due anni, che è andata a dare un bacio alla grande foto del papà posata tra i fiori sulla bara. E' bastato questo a far cambiare lo sguardo di molti che erano lì: è bastata la semplicità di questa scena, l' innocente presenza di una bimba a far cambiare la realtà: non si era più davanti ad un triste funerale, ma davanti a un gesto grandemente umano, quello del bacio di una figlia al suo papà, quello di un arrivederci, e per tutti gli altri presenti si è trattato di un saluto a un figlio, a un amico, a un alunno. L'apparire della bimba e il suo gesto hanno dato ali alla speranza! Sicuramente alla mia. E che quella bimba avesse dato speranza anche a suo padre, R. lo aveva scritto in un tema : "Siamo così impegnati a guardare la vita sempre con la stessa monotonia di ogni giorno, senza mai concederci un attimo per viverla davvero, perdendoci le piccole e grandi cose che essa ci dà. Mi sto riferendo a una cosa che mi cambierà la vita totalmente e questo regalo mi sta già riempiendo di gioia. Conosco persone che definiscono la vita troppo statica per poter cambiare e fino a qualche mese fa gli avrei dato ragione, ma ora come ora so che non è così, mia figlia mi cambierà totalmente la vita". Quanta grandezza in queste parole, perché hanno il potere di gettare una luce sulla morte di R. No, la morte non ha il potere di avvolgere totalmente la vita umana nella propria oscurità.

1. La tragedia della cultura in cui siamo immersi è che la ricerca della verità e il senso della totalità non sono più oggetto della ragione e perciò ci sembra che nell'orizzonte della nostra vita ci debba essere solo e soltanto la morte: "verrà la morte e avrà i tuoi occhi" dice Pavese. Quanta fatica, quanti dubbi a riconoscere davanti ad una bara il senso di sacralità e di mistero, di un'ultima positività reale che avvolge la vita. Questa morte ci ha sfidati e ci ha rimessi davanti alla questione seria del vivere: tornare alla polvere, al niente? o tornare "a casa", nel seno di Colui che ci ha fatti, voluti e pensati?



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