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SCUOLA/ Tre mosse per eliminare il precariato

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Il ministero dell'Istruzione è storicamente ben attento a non assumere personale di ruolo che potrebbe rischiare, nel giro di qualche anno, di andare in esubero. 

Infatti, a causa della denatalità, da qualche anno soprattutto il Sud Italia sta perdendo studenti, mentre il Nord li aumenta grazie alla popolazione immigrata. Oggi queste fluttuazioni vengono gestite con più facilità attraverso il precariato ed è soprattutto in questo contesto che si generano i trasferimenti di insegnanti precari dove sono maggiori le chances di essere chiamati per una supplenza o addirittura per l'assunzione in ruolo.

Stante questa situazione, sarà così facile per il governo Renzi eliminare il precariato?

Non basta assumere 100mila docenti − Sia chiaro che la soluzione non è certo assumere 100mila docenti per aumentare l'offerta formativa, come sono abituati alcuni a pensare per riflesso condizionato quando sentono parlare di "organico funzionale" e come in qualche modo potrebbe essere consentito dalla legge n. 35 del 2012.

Ciò perché l'obiettivo deve essere risolvere il problema del precariato senza incrementare l'attuale rapporto studenti/docenti che solo oggi, con successivi interventi, ha sostanzialmente raggiunto i livelli Ue per la scuola secondaria, mentre resta leggermente più alto per la scuola primaria.

D'altra parte, non si tratta nemmeno semplicemente di assumere 100mila docenti in tre anni. Già ora i piani di assunzione sono più o meno di questa portata, ma ciò rappresenta solo il fisiologico turn over del personale che raggiunge la pensione e non risolverebbe per nulla il problema precariato: da una parte infatti l'assunzione di 100mila docenti inciderebbe solo per la metà sui precari storici − visto che solo il 50% delle assunzioni è riservato ai precari delle graduatorie a esaurimento. Dall'altra parte si genererebbe immediatamente nuovo precariato attraverso l'utilizzo dei nuovi abilitati per le supplenze annuali.

Superare il precariato è ben altro; significa cambiare profondamente le modalità di  programmare le abilitazioni e le assunzioni, nonché le modalità di gestire le supplenze, brevi e annuali. 

Programmare le abilitazioni e le assunzioni − Innanzitutto occorre una programmazione delle abilitazioni che tenga conto del fabbisogno complessivo del sistema.

È comprensibile che un numero chiuso alle abilitazioni potrebbe avere come contraltare quello di frustrare le ambizioni di molti giovani che vorrebbero insegnare, ma, a ben vedere, è l'unico modo per evitare di generare false aspettative, soprattutto in alcune classi di concorso. 

La programmazione delle abilitazioni consentirebbe, quindi, di bilanciare domanda e offerta di lavoro.

Affinché possa essere raggiunta questa condizione di equilibrio nel mercato del lavoro, è necessario, però, stabilire un punto fermo e mettere fine alle soluzioni transitorie, alle deroghe, alle sanatorie, agli stop&go, per riattivare una forma di abilitazione ordinaria e continua. Lo strumento normativo esiste già: è il regolamento per la formazione iniziale degli insegnanti approvato con DM 249 del 2010, da cui originarono i Tfa. Si tratta di portarlo a regime per farlo diventare lo strumento ordinario. 



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