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SCUOLA/ Tre mosse per eliminare il precariato

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Alla programmazione delle abilitazioni deve seguire poi una politica ordinaria, programmata, pluriennale di assunzioni.

In tal senso, occorre, soprattutto distinguere e separare l'abilitazione dall'assunzione. Non si dovrebbero più vedere concorsi, come quello del 2012 voluto dal ministro Profumo, aperti ai non abilitati. Il concorso non deve più valere come abilitazione, la quale deve seguire la disciplina e le modalità del DM 249/2010, anzi: concepito quale strumento finalizzato unicamente all'assunzione, la partecipazione allo stesso dovrebbe essere riservata alle persone già abilitate.

Gestire diversamente le supplenze − In secondo luogo devono essere superate le cause strutturali, per le quali si utilizza il personale precario per gestire le fluttuazioni di fabbisogno di organico.

Questo è lo scoglio più complesso da superare, perché occorre in ogni caso evitare di assumere personale che rischia di andare in esubero nel giro di pochi anni.

Il primo elemento da eliminare è la distinzione, astratta e formale, tra organico di diritto ed organico di fatto. Stante il principio generale per cui alle scuole viene assegnato il personale sulla base del numero di classi da attivare – che dipendono dal numero di studenti − e del tempo scuola dell'ordinamento scolastico, l'organico di diritto viene assegnato sulla base delle iscrizioni, che avvengono di norma a gennaio, mentre l'organico di fatto viene assegnato sulla base dei cambiamenti nelle iscrizioni che avvengono da gennaio a luglio – e spesso fino a settembre. È evidente infatti che in tale periodo vi sono cambiamenti rilevanti nella previsione delle classi, che riguardano in particolare i casi di nuove iscrizioni, di studenti ripetenti, o che si trasferiscono da un istituto all'altro. La differenza tra organico di diritto e di fatto vale qualche decina di migliaia di cattedre ogni anno. Queste cattedre non vengono mai considerate per le assunzioni in ruolo (queste infatti sono calcolate solo sui posti in organico di diritto) ma solo per le supplenze annuali affidate ai precari delle graduatorie a esaurimento.

Il superamento di questa distinzione e la messa in disponibilità per le assunzioni in ruolo delle cattedre risultanti, potrebbe rappresentare l'uovo di Colombo per eliminare il precariato storico.

In secondo luogo si deve affrontare la questione degli spezzoni di cattedra, cioè di quei posti inferiori a 18 ore di insegnamento. Attualmente  gli spezzoni superiori alle 6 ore sono attribuiti sulla base delle graduatorie a esaurimento dagli uffici scolastici, mentre gli spezzoni inferiori a 6 ore vengono attributi direttamente dal dirigente scolastico o ai docenti della propria scuola con aumento di ore di lavoro, oppure attingendo dalle graduatorie di istituto.

Anche in questo caso si potrebbe procedere ad assunzione in ruolo, naturalmente non per una singola scuola, ma da parte di una rete di scuole, con utilizzo congiunto dei docenti.



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