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SCUOLA/ Tre mosse per eliminare il precariato

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Infine, per quanto riguarda le supplenze brevi, che oggi costano circa 700 milioni di euro l'anno e vengono gestite direttamente dal dirigente scolastico attraverso l'accesso alle graduatorie di istituto, è ipotizzabile pensare ad un'assunzione, sempre come rete di scuole, di un organico funzionale "a disposizione" per esigenze organizzative della scuola, eventualmente affiancato dall'istituzione di un fondo a disposizione della scuola per pagare gli "straordinari" a docenti di ruolo della scuola, che si fanno carico di brevi periodi di assenza dei colleghi.

Insomma, come avviene in una qualsiasi azienda, le assenze di breve periodo dei lavoratori vengono gestite attraverso forme di flessibilità organizzativa. Certo, ciò difficilmente potrà eliminare del tutto la sostituzione di docente con assunzioni temporanee, ma lo renderebbe comunque un fenomeno marginale.

Organico e flessibilità di gestione − Sono queste tre soluzioni che possono eliminare definitivamente il precariato. Come garantire, tuttavia, il mantenimento della necessaria flessibilità del sistema? Se non si può che condividere l'obiettivo di eliminare il precariato, tuttavia bisogna considerare che il sistema ha bisogno di gestire riduzioni di posti o di cattedre. A tutt'oggi questa flessibilità è stata resa possibile utilizzando il precariato. 

L'assunzione dei precari a tempo indeterminato deve allora trovare una flessibilità interna all'organico di ruolo, innanzitutto con una gestione flessibile del personale da parte di reti di scuole, cosa che comporta anche una revisione delle classi di concorso, oggi eccessivamente parcellizzate e ancora non adeguate alle nuove discipline introdotte dalla riforma Gelmini (ancora oggi le regole delle classi di concorso risalgono al 1998). 

In secondo luogo attraverso la possibilità di gestire gli esuberi, consentendo all'amministrazione il diritto alla mobilità d'ufficio dei docenti nel caso di riduzione di studenti.

Certo, interventi di questa portata richiedono una base tecnica solida ed una volontà politica forte, che ad oggi non viene riscontrata, soprattutto se le riforme annunciate si derubricano prima a linee guida, poi addirittura a meri spunti, idee per il confronto, pubblicate online senza nemmeno un passaggio formale di approvazione in Consiglio dei ministri.



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