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SCUOLA/ Tre mosse per eliminare il precariato

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Si dice che ministero dell'Istruzione sia il secondo datore di lavoro al mondo, dopo il Pentagono che è chiamato ad amministrare l'esercito degli Stati Uniti d'America. Oggi, in Italia, sono circa un milione i lavoratori della scuola statale. Dei 760mila docenti, ben 100mila sono assunti ogni anno a tempo determinato, a cui vanno poi aggiunti i precari delle graduatorie di istituto, utilizzati per supplenze brevi.

Di fronte a questi numeri, il superamento del precariato è un'esigenza sia degli studenti per la continuità didattica, sia degli insegnanti per il necessario rispetto della loro dignità professionale. 

Perché allora fino ad oggi ciò non è avvenuto? Se ogni anno vengono assunti docenti con contratto a tempo determinato, non è certo a causa della scarsità delle risorse assegnate al comparto scuola, considerato che il fenomeno del precariato esiste da sempre. 

Allora, quali sono le vere cause del fenomeno e quali le condizioni essenziali per scrivere definitivamente la parola fine all'esistenza del precariato nella scuola?

Se non si risponde a queste domande, il rischio è che gli annunci escano dall'ambito del possibile per approdare a quello delle illusioni. Non si può pensare di poter risolvere il problema del precariato se non si esplicitano le ragioni del suo insorgere e della complessa articolazione del sistema di assunzione nella scuola, nel corso di un decennio stratificatosi su abilitazioni, concorsi, graduatorie, punteggi e sentenze della giustizia amministrativa e della Corte costituzionale.

In via preliminare, ai fini del nostro ragionamento, escludiamo dal novero delle cause del precariato il risparmio che lo Stato presume di ottenere dal sottoscrivere contratti a tempo determinato anziché a tempo indeterminato, a causa della "ricostruzione di carriere" che recupera come scatti di anzianità anche tutti gli anni lavorati con supplenze annuali. Infatti, per il resto, il costo totale a carico della finanza pubblica sarebbe sostanzialmente invariato, dovendosi aggiungere il costo dell'indennità di disoccupazione nei mesi estivi al costo degli stipendi fino al termine delle lezioni. 

Le cause del precariato - Il precariato ha fondamentalmente due cause, una storica ed una strutturale.

La causa storica è legata un processo di abilitazione privo di programmazione, che cioè non tiene conto del fabbisogno di docenti, per classi di concorso ed esigenze delle singole scuole. Ciò ha comportato una sproporzione, soprattutto in alcune classi di concorso, tra persone abilitate – e quindi con un'aspettativa di accesso alla professione – ed il numero di posti effettivamente disponibili.

La seconda causa del precariato è legata all'oggettiva utilità per il sistema burocratico amministrativo di avere un esercito di precari di riserva – per parafrasare Marx - da assumere nel caso di bisogno, ma senza alcun vincolo di mantenimento nel tempo.

Infatti, è da considerare che una volta assunto a tempo indeterminato, l'insegnante non si licenzia, né se diminuiscono gli studenti, né se viene meno la sua cattedra o addirittura la materia che insegna. Il fenomeno dei docenti di ruolo senza cattedra è ben noto e non può non essere preso in considerazione quando si intende stabilizzare 100mila precari.



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