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SCUOLA/ Costi e logiche burocratiche, ecco il problema del documento Renzi

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Il modello di un Rapporto, ovvero di un libro bianco da sottoporre alla consultazione del mondo della scuola e non solo,  sperimentato già da altri governi (gli Stati generali di morattiana memoria, ad esempio, ma non solo) esprime giudizi, prospettive, proposte la cui applicazione rimanda, comunque, per gli investimenti alla prossima legge finanziaria e per l'attuazione a (probabili) decreti applicativi prevedibili non prima del 2015. I tempi di interventi urgenti potrebbero allungarsi ancora un'altra volta….

 

In positivo?

Il Rapporto sulla scuola presentato dal Governo individua alcuni degli aspetti decisivi per un rilancio del sistema scuola: l'instabilità del lavoro dei docenti a tempo determinato e la valorizzazione della figura del docente nella scuola che cambia, il rapporto tra scuola e lavoro, oggi non più demandabile, il governo delle istituzioni scolastiche, con la valorizzazione del ruolo del dirigente scolastico, e la rendicontazione pubblica del servizio offerto da ciascuna scuola.

 

D'accordo su tutto?

Occorrerà leggere attentamente le oltre 130 pagine del Rapporto nel quale i temi trattati sono sicuramente decisivi, anche se restano molte domande aperte e alcune perplessità.

 

Sul modello di reclutamento dei precari, ad esempio?

Com'è possibile assumere l'impegno di 150mila assunzioni senza implicare il tema delle risorse finanziarie? E com'è possibile parlare di organico funzionale delle scuole, che comporta l'aumento del 10% di personale per far fronte anche al problema delle supplenze, cioè parlare di un aumento della spesa, proprio in un periodo in cui sentiamo parlare continuamente della necessità di provvedere a tagli e risparmi di spesa pubblica?

 

Il documento rilancia il rapporto tra scuola e lavoro…

Questa è una novità interessante, ma come è possibile, però, parlare di adesione al modello tedesco di alternanza lavoro se quello prevede la doppia frequenza, a partire dai 14 anni, della scuola e del lavoro in azienda e questa misura nel Rapporto di Renzi non è neanche prevista? E poi come si può parlare di "aumento di ore in azienda" per gli studenti degli istituti professionali e tecnici ( con un passaggio da "100 a 200 ore annuali" di stage in azienda) che risultano molto poche al confronto dei modelli tedeschi e francesi a cui si dice volersi ispirare?

 

Un capitolo del Rapporto sulla scuola è dedicato ai presidi.

Mi lascia perplessa la conferma di formare i futuri dirigenti scolastici che supereranno le prove di selezione del prossimo concorso statale attraverso la frequenza della nuova Scuola della pubblica amministrazione, quando invece il modello di dirigenza necessaria oggi per una scuola che si vorrebbe "buona" non può che richiedere la formazione, anche, di competenze relazionali, pedagogiche e direttive da formare. E di un tirocinio sul campo prima della conferma in ruolo.

 

Prevede resistenze nel mondo della scuola a discutere sul Rapporto di Renzi?



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