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SCUOLA/ Costi e logiche burocratiche, ecco il problema del documento Renzi

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

"Tutto questo è solo un esempio. Per ora è solo sulla carta. Adesso dobbiamo fare in modo che diventi reale in tutto il Paese": così viene chiarita la natura del Rapporto La buona scuola nell'ultima sua pagina. Noi siamo disponibili a collaborare e costruire,  purché il Rapporto non resti un  libro dei sogni e si vedano in fretta le gambe con le quali camminare e le mani con cui operare. Con responsabilità e tempismo. 

 

Quali dovranno essere i criteri ispiratori da seguire perché il cantiere aperto realizzi una scuola veramente "buona"? 

Che prevalga in tutti − politici, uomini e donne di scuola ed operatori − nel metter mano all'impresa cui chiama il Governo Renzi, la consapevolezza che tutto deve essere pensato e realizzato affinché si realizzi l'io di ciascun giovane, anche a scuola. Quella consapevolezza che, parlando di sé, ha testimoniato papa Francesco nell'incontro con il mondo della scuola il 10 maggio a Roma:  "Sappiamo bene che ci sono problemi e cose che non vanno, lo sappiamo. Ma voi siete qui, noi siamo qui perché amiamo la scuola. E dico 'noi' perché io amo la scuola, io l'ho amata da alunno, da studente e da insegnante… Ho sentito qui che non si cresce da soli e che è sempre uno sguardo che ti aiuta a crescere. E ho l'immagine del mio primo insegnante, quella maestra, che mi ha preso a 6 anni, al primo livello della scuola. Non l'ho mai dimenticata. Lei mi ha fatto amare la scuola".



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