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SCUOLA/ Costi e logiche burocratiche, ecco il problema del documento Renzi

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Cè un termine del documento di Renzi sulla scuola (presentato ieri: La buona scuola. Facciamo crescere il paese) che non sta bene a Ezio Delfino, presidente di Disal. Lo si trova già nella premessa: "meccanismo". Un'impostazione, che, certamente senza volerlo, riflette però in modo emblematico alcune storture del documento. Che - spiega Delfino in un primo commento a caldo, raccolto dal sussidiario - "appare ispirato a logiche occupazionali, di incremento della spesa pubblica, e perfino a logiche da diritti acquisiti". Senza contare il problema, non ultimo, della copertura finanziaria.

 

Professore, come giudica il Rapporto sulla scuola presentato oggi dal premier Renzi?

C'è un assunto nella premessa del documento La buona scuola. Facciamo crescere il Paese che, nella sua formulazione, preoccupa perché è espressione dell'immagine di scuola che lo ispira: "…dare al Paese una Buona Scuola significa dotarlo di un meccanismo permanente di innovazione, sviluppo, e qualità della democrazia. Un meccanismo che si alimenta con l'energia di nuove generazioni di cittadini, istruiti e pronti a rifare l'Italia, cambiare l'Europa, affrontare il mondo".  Un'assunto che identifica la scuola con un meccanismo, una catena di montaggio, in grado, se ben progettata, oliata e funzionante, di garantire direttamente sviluppo, cittadinanza, ricostruzione. 


Che cosa la preoccupa?

L'assunto che ho indicato esprime una logica funzionalista che evita di metter a fuoco la domanda fondamentale in questo momento di grave crisi: a cosa serve la scuola? Ovvero quale concezione urge servire in questo momento storico e quindi quali strumenti e soluzioni mettere in campo e garantire perché il contesto di ciascuna scuola sia messo in grado di realizzare il suo fine?

 

Qual è secondo lei lo scopo della scuola?

La scuola oggi non può più avere come scopo la semplice trasmissione di saperi e di competenze, la realizzazione efficiente di programmi e procedure, ma è chiamata a diventare sempre più luogo di proposta fatta da adulti che, nel rapporto quotidiano che realizzano con i propri studenti attraverso le materie insegnate in un contesto formativo, ne sfidino il cuore e la ragione, impegnandoli in quella verifica personale e significativa della realtà affinché diventi cultura. Adulti preparati a questa sfida. E luoghi strumentati a questa possibilità.

 

Verrebbe da dire che se l'assunto del governo è far funzionare un meccanismo, allora le soluzioni proposte non possono non attingere, seppur ispirate da buone intenzioni, a logiche estranee ad una tale concezione educativa...

Infatti. Il documento, in taluni passaggi, appare ispirato a logiche occupazionali: "lanciamo un piano straordinario per assumere a settembre 2015 quasi 150mila docenti: tutti i precari storici e tutti i vincitori e gli idonei dell'ultimo concorso"; a logiche di incremento della spesa pubblica - con uno sforzo economico che pare non tener conto dell'attuale grave situazione del  debito pubblico – ed a logiche da diritti acquisiti

 

Cosa ne pensa del fatto che il Governo per esprimere una proposta sulla scuola proponga delle linee guida da sottoporre alla consultazione?



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