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SCUOLA/ La "rivoluzione" di Renzi? Una maxi-sanatoria che dimentica l'autonomia

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La riforma di Renzi? Ministero (e sindacati) permettendo (Infophoto)  La riforma di Renzi? Ministero (e sindacati) permettendo (Infophoto)

In contraddizione, almeno parziale, con l'autonomia totale, alla quale nel capitolo terzo è reso il dovuto omaggio, resta il discorso del reclutamento degli insegnanti e dei dirigenti. Il concorso nazionale continua a restare lo strumento-chiave. La soluzione più radicale e al contempo più semplice e più efficace resterebbe, viceversa, quella dell'assunzione diretta da parte di scuole e reti di scuole tanto dei dirigenti quanto dei docenti. Tra la retorica dell'autonomia e la sua realizzazione la contraddizione è visibile. Anche perché, se è vero che il DPR 275 del 1999 offre grandi spazi, tuttavia occorrerà procedere sia per via legislativa sia per via amministrativa a modificare le condizioni che hanno reso possibile il sabotaggio efficace dell'autonomia. Il concorso centrale nazionale o decentrato resta l'ultimo baluardo amministrativo-sindacale di resistenza nonché di "selezione avversa" e spesso di corruzione e di simonia… laico-burocratica. 

Un provvedimento "Sblocca Scuola", che cancelli molte norme-capestro e leggi e leggine raccolte nel Testo unico del 1994 dovrà andare più radicalmente alle conseguenze che il nome promette. Il discorso sull'autonomia è fondativo non solo dal punto di vista strategico, interno al sistema, ma, in primo luogo, come condizione per suscitare dinamiche di innovazione all'interno della scuola, per raccogliere forze per il cambiamento. In ogni scuola esistono quelli che il documento chiama "gli innovatori naturali", "gli innovatori silenziosi". Ma se costoro sono soffocati, sabotati e talora emarginati, la ragione di fondo è che il sistema istituzionale ed amministrativo degli istituti e dell'universo dell'istruzione nazionale ha la legittimità e la forza per farlo. C'è un solo modo di uscirne: lasciare fare alle scuole la loro corsa, la loro sperimentazione, la loro avventura. Certo, con i rischi di anarchia e, magari e ancora una volta, di pratiche clientelari e corruttive. Ma con una garanzia esterna, rappresentata da un Sistema nazionale di valutazione, severo e rigoroso, che vada a controllare ex-post i risultati. L'appello a tutti gli innovatori d'Italia sarà tanto più credibile quanto più il governo incomincerà da se stesso.



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COMMENTI
04/09/2014 - Un ringraziamento (Marco Coerezza)

Occorre ringraziare Cominelli per la chiarezza e la lucidità con la quale ha messo a fuoco il punto centrale del problema scuola. Se non si affronta il tema dell'autonomia dando respiro istituzionale a questa visione di scuola, superando i limiti del D.P.R. 275/1999 nato sulla scia della riforma Bassanini e quindi circoscritto ad una dimensione di funzionalità nella logica di un decentramento amministrativo, non si andrà da nessuna parte. La scuola rimarrà sempre "scuola governativa" con qualche "concessione" - ma ben controllata dall'apparato - alla libertà di intrapresa di genitori, dirigenti e insegnanti. Il tema dell'autonomia scolastica rimane comunque un problema istituzionale che tocca la Costituzione e l'organicità di una legge di governo della scuola. Ci vuole una visione insieme (e inscindibilmente) ad una maggioranza politica capace di farsi carico di questa visione e attuarla attraverso un passaggio parlamentare. Non mi sembra che ora ci siano le condizioni per fare questo passo. Tuttavia intraprendere un cammino almeno nella direzione giusta e salvando la prospettiva si può fare. Mi auguro che Renzi sappia volare alto e non limitarsi a prepararsi la prossima campagna elettorale. Marco Coerezza