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SCUOLA/ Franca Falcucci, breve storia di un ministro che non "passa"

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A questa era assai favorevole il sindacato, perché si trattava di un evidente sbocco occupazionale ulteriore per precari e disoccupati. Non è questo il luogo per riferire dell'ampia discussione che si scatenò tra i pedagogisti di varie tendenze. Alla fine, la Falcucci riuscirà a mediare e a limare le tendenze più accese verso la secondarizzazione, con il DPR n. 104 del 12 febbraio 1985. Sarà trasformato, con il contributo moderatore della Falcucci, ormai non più ministro, nella legge 148 del 5 giugno 1990, ministro Mattarella.

Intanto veniva avanti il Nuovo Concordato, le cui ricadute sul piano della scuola erano evidenti, relativamente all'insegnamento della religione. Le mediazioni del ministro, anche rispetto al proprio universo di riferimento, confluiranno nel Decreto del Presidente della Repubblica del 16 dicembre 1985.

Dove la Falcucci ha lasciato una traccia molto profonda è stato quello della Riforma. Dopo il fallimento dei molti progetti parlamentari, presentò al Senato, per un ultimo tentativo, un Piano il 1° ottobre del 1986. Affrontò con piglio ruvido l'Assemblea dei senatori, dichiarando che la scuola era stufa di aspettare. Si trovò contro non solo le opposizioni, ma anche pezzi della Dc e degli alleati socialisti e liberali. Il Piano prevedeva, tra l'altro, la riduzione degli indirizzi da 177 a 27, i bienni a 36 ore settimanali per tutti, con ore di 50 minuti, l'obbligo statale a 16 anni, ma da realizzare solo nel sistema statale, e storia contemporanea nel biennio. E molto altro ancora, soprattutto relativamente alle materie. Soprattutto in relazione all'insegnamento della storia, lo schieramento di governo preferiva la storia antica e medievale, la sinistra puntava di più sulla storia contemporanea.

In ogni caso, il ministro fu costretta constatare che il Parlamento continuava ad essere un porto delle nebbie. Fu allora che la Falcucci incominciò a percorrere la strada del dirigismo amministrativo, cercando di far passare per via burocratica quelle riforme che la politica negava. Aprirà la strada alla Conferenza nazionale della scuola del 30 gennaio-3 febbraio 1990, ministro Mattarella, e alla Commissione Brocca, che procederà lungo gli anni 90 a modificare e ristrutturare il sistema per via amministrativa. Tuttavia si dovrà constatare che gli effetti inattesi di questa procedura portarono all'esplosione incontrollata di sperimentazioni, la cui valutazione rigorosa non venne mai fatta. Ma si ottenne anche qualche risultato positivo: le sperimentazioni avvicinarono concretamente le scuole alla pratica dell'autonomia, che peraltro la Conferenza nazionale aveva posto a fondamento del nuovo possibile sistema, insieme alla valutazione. La legificazione dell'autonomia di Bassanini-Berlinguer del 1996 e il DPR 275 del 1999 hanno alle spalle questa pratica.

Questo excursus breve sulla biografia politica di Franca Falcucci c'entra qualcosa con il dibattito attuale su La buona scuola? Come è evidente, tornano i temi irrisolti, cioè tutti, e i dilemmi di allora. L'unica differenza percepibile, ma tutta da verificare, riguarda l'attenzione della politica. All'epoca era pigra, mentre l'amministrazione, con a capo una donna energica e lucida, era all'avanguardia, e i sindacati puntavano sul proprio insediamento e stop. Ora, pare che la politica si sia svegliata, il sindacato strascica i piedi, l'amministrazione sta nel mezzo.



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COMMENTI
06/09/2014 - Grazie a Cominelli e viva il prof ! (ROBERTO PELLEGATTA)

Grazie a Cominelli per i ricordi e le complete informazioni, non facili da trovare. Un complimento alle considerazioni del prof. Bianchini. Se tutti i prof. guardassero così alla reale condizione dei ragazzi specie nei Tecnici e Professionali! E' vero: la nostra scuola è vittima di un residuo dominio culturale di una "cultura umanistica" che, se si guarda poi storicamente al vero umanesimo, umanistica non è ma semplicemente conservativa, così come buona parte dell'Università la trasmette ai ... futuri insegnanti.

 
06/09/2014 - articolo di Cominelli (sergio bianchini)

Molto bello e interessante l'articolo. Mi preme sottolineare che fu proprio la Falcucci a proporre per prima (e da lei ho copiato) l'ora di 50 minuti. Si poneva," incredibile", anche il problema del carico sugli studenti. Allora come oggi scattò l'irrisione culturale. La massa degli intellettuali della magna grecia considera la scuola come un regalo fatto alle masse incolte e quindi più è carico il curricolo e più si sente generosa (oltre ai posti). Il povero studente invece (a cui per decenni è stato vietato dai "maestri dello spirito" di essere diligente) vorrebbe un carico accettabile che nel mondo d'oggi vuol dire MASSIMO 20 ore di lezione settimanale più i compiti ed una valutazione seria sincera e tranquilla e non assolutamente casuale e oscillante tra castigo e perdono.