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SCUOLA/ Un prof: possiamo ricominciare solo se "portiamo il fuoco"

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Dal film La Strada (John Hillcoat), tratto dall'omonimo romanzo di Cormac McCarthy (Immagine d'archivio)  Dal film La Strada (John Hillcoat), tratto dall'omonimo romanzo di Cormac McCarthy (Immagine d'archivio)

Ero al Meeting di Rimini quando ha parlato il ministro Giannini: moltissimi insegnanti, tantissimi studenti e genitori si erano dati appuntamento lì per ascoltare le novità della scuola italiana, novità peraltro annunciate con squilli di tromba dal presidente del Consiglio.

Al termine della relazione non mi sentivo di condividere quella specie di entusiasmo che serpeggiava tra i molti che sciamavano fuori dall'aula, come se fossero stati presentati chissà quali argomenti o soluzioni: l'idea di un organico funzionale che dovrebbe eliminare la categoria dei supplenti mi è sembrata da subito una delle tante fiabe raccontate al Meeting nel corso del tempo da parte dei diversi politici che si sono succeduti sulla poltrona di ministro dell'Istruzione, o come si è chiamato a seconda degli schieramenti. E da come poi si sono svolti i fatti, questa impressione è stata certamente confermata: le slides del premier non comprendevano quelle sulla scuola, no; non perché non fossero pronte, ma perché la riforma era stata stralciata dai provvedimenti del Governo per un'ulteriore verifica e approfondimento. Che vuol dire, anche per questi nuovi comunicatori della politica, che non erano ancora stati messi a punto i compromessi necessari a far partire uno straccio di riforma tanto annunciata quanto misteriosamente sparita.

A metà settimana, poi, si è parlato di consultazione popolare per una riforma che non vuole essere calata dall'alto e che, di nuovo, ha come fiore all'occhiello la sparizione dei supplenti. Non voglio sembrare cinico, ma chi è andato al Meeting nei precedenti appuntamenti sa che è quasi sempre così e non si aspetta niente di diverso, anzi, in qualche caso, anche in questo, ci siamo augurati che questo giochino delle promesse non mantenute si ripetesse, così che almeno non venisse ulteriormente rovinata questa scuola che sembra un campo buono solo per qualche battaglia a suon di slogan più o meno riusciti. Con alcuni amici insegnanti commentavamo che è davvero triste augurarsi che non accada nulla, che non parta nessuna riforma, perché pare che qualsiasi cosa pensino o facciano, le cose peggiorano. Non è dalla politica, ancora una volta, e sempre, che ci si possono attendere risposte.

Ma poiché c'è da ricominciare, poiché comunque si ricomincia, da dove si può ricominciare?

Ma scusa, si deve ricominciare, mi ha detto un collega. E sembra che l'accento di ogni discorso di questi primi giorni di riunioni a scuola sia posto proprio su quel si deve, come se ricominciare fosse addirittura una forma di condanna a cui non si può sfuggire; come se dovessimo di nuovo tendere i muscoli per affrontare daccapo una salita, una fatica senza ragione. Ma è davvero così? Basta davvero uno sforzo di volontà, un impegno caparbio, questo rimettersi sulla strada a testa bassa per ripartire? 



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