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SCUOLA/ Clil, tutte le "sviste" della riforma di Matthew Renzi

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La Buona Scuola, il documento recentemente pubblicato ad opera del governo, si dettaglia in 12 punti nell'ambiziosa prospettiva di indicare le urgenze per stabilire un patto educativo, come affermato dal capo del governo Renzi in occasione della pubblicazione; intende rassicurare e persuadere, e per farlo si presenta in punti chiari, corredati da semplici (e poche) tabelle di schematizzazione delle key ideas and issues, con una indoratura di nobili dichiarazioni di principio e una infarinatura di mea culpa e riferimenti (in lingua inglese) a strategie aziendali (molto moderno), con qualche motto in lingua latina (molto rassicurante). 

Chi il documento debba persuadere è chiaro, per quanto generico possa sembrare: "il Paese", il "noi", e di cosa altrettanto, per quanto generico possa sembrare anche questo; il governo lavora e mette la scuola (statale, non pubblica, si badi bene) al centro del suo "pensiero" (non del suo "agire"). 

Non è, come affermato dal presidente del Consiglio, una nuova riforma della scuola, anche se annuncia "riforme", dal reclutamento dei docenti (statali, la parte più corposa del documento) alla definizione di criteri meritocratici ma misurabili per l'avanzamento di carriera del docente (statale) fino alla necessità di una nuova alfabetizzazione (che riguarderà gli studenti …statali?). È un white paper, qualcosa di abbastanza interessante da attirare l'attenzione delle persone; io mi sono iscritta  alla newsletter subito dopo aver scaricato il documento… (a voi decidere se questa affermazione sia un mea culpa o captatio benevolentiae) ovviamente per essere aggiornata e sentirmi parte del debate, che è già partito sulla stampa, con grandi e piccole analisi.

La mia (mea culpa) riguarda p. 94-95 del white paper, dedicate alle lingue straniere che gli studenti italiani non sanno, e che andrebbero quindi insegnate fin dalla scuola dell'infanzia, in particolare con il Clil, una metodologia "sperimentata con successo", e che "va esteso significativamente nella scuola primaria e nella scuola secondaria di  secondo grado", cosa possibile attraverso un "rafforzamento deciso del Piano di Formazione con un'attenzione specifica alla preparazione dei docenti per l'insegnamento delle loro discipline in lingua straniera" (grassetto nel documento, con tanto di box con la definizione del Clil nella stessa pagine della tabella che mostra l'abilità di creazione dei contenuti digitali, e dove il Bel Paese è quart'ultimo). 

Punto primo, la metodologia Clil è stata sperimentata con successo; mi sembra interessante riportare a questo proposito alcune osservazioni fatte nella plenaria conclusiva del ThinkCLIL2014, prestigioso convegno internazionale a scadenza biennale di tutto il gota del Clil, dai professori Chamot della George Washington University e Meyer della Università di Gutenberg, nonché membro del Graz Group. 



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COMMENTI
11/09/2014 - Clil - formazione docenti (Pier Luca Toffano)

Gentile Professoressa Ballabio, per esperienza personale credo che vada affrontata al più presto la questione della formazione dei docenti. Attualmente viviamo una situazione paradossale dove certificati a livelli B in servizio possono partecipare a corsi di perfezionamento riservati abbreviati gratuiti mentre ai neo-abilitati certificati ai livelli C non restano che i corsi ordinari di durata quadrupla, che costano la bellezza di 2800 euro, e che, ad eccezione di Venezia, non sono ancora stati istituiti. Quindi allo stato attuale abilitarsi in CLIL "ex-nihilo" comporta 1 anno di TFA più 18 mesi di corso ordinario alla stratosferica cifra di 5-6000 Euro circa. Inutile poi lamentarsi della carenza di docenti ! Qualcuno al MIUR potrebbe iniziare ad interrogarsi sul sistema adottato ed andare a vedere cosa accade, ad esempio, in Germania dove la certificazione di livello C1-C2 unitamente alla abilitazione disciplinare consentono l'insegnamento CLIL immediato. Il percorso del neo-insegnante CLIL viene poi supportato da una formazione continua ed in itinere. Ora vorrei essere pratico e dare qualche modesto spunto di riflessione. 1 Unificare per durata corsi ordinari e riservati riconducendoli allo standard francese di 4 mesi. 2 Prevedere, in alternativa ai corsi di perfezionamento, accessi per concorso, per chi sia in possesso dei requisiti abilitativi e linguistici. 3 Istituire una piattaforma informatica di formazione continuativa.