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SCUOLA/ Paritaria, la grande assente tra precari, graduatorie e digitale

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

La riforma sembra scritta nell'ottica anche di una maggiore autonomia, benché non ancora compiuta, degli istituti. Tuttavia, di vera autonomia si parla ben poco: quella rivalutata nel documento sembra solo un'autonomia funzionale dotata di un guinzaglio più lungo. La possibilità di costituire fondazioni per fare fund raising, o di avere un corpo docente più stabile sono tutte prospettive positive, ma questa non è la vera autonomia, di scelte e di responsabilità; è solo oliare meglio i cardini. Ad esempio, fino a oggi una scuola reclutava docenti sulla base dell'"organico di diritto". Ovvero, sulla base delle iscrizioni per l'anno successivo. A settembre poi spuntava inevitabilmente l'"organico di fatto" e si ovviava con le supplenze annuali all'aumento dei numeri… 

Il documento di Renzi prevede l'introduzione dell'organico funzionale, ovvero di una corposa "pattuglia" di insegnanti nel proprio parco docenti, da destinare alla copertura di quei "buchi" di organico o indirizzabili su altre attività non necessariamente di insegnamento.
È una scelta che porterà ad un miglioramento indubbio della funzionalità del sistema, però non è ancora una vera autonomia. 

Quindi, dal suo punto di vista, ci sono sia luci che ombre.
Da un lato è un grande passo che per un governo sia così centrale il tema della scuola e che lo si consideri un investimento. Dall'altro, come detto, ci sono punti di perplessità. Innanzitutto, di scuola paritaria, salvo un accenno, non si parla e su questo tema così delicato ed importante è necessario dialogare considerando che "la buona scuola" è l'intero sistema nazionale di istruzione. Si parla giustamente, ad esempio, della possibilità di fare percorsi di didattica in realtà lavorative aziendali, ma il modello tedesco cui si aspira è ancora lontano. E poi, le risorse per tutto questo? Attendiamo di vedere come si declinerà il progetto. E ne daremo conto.



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COMMENTI
09/09/2014 - Lo Stato faccia lo Stato! (Luigi PATRINI)

Maiandi ha ragione a sottolineare il problema della libertà di scelta. Questa è la questione di fondo. Lo Stato deve lasciare la scuola alla società: per carità, non lo faccia da oggi a domani, ma con la giusta gradualità. Le attuali scuole non-statali fanno risparmiare allo Stato oltre 6 miliardi di euro all'anno. Non sarebbe una bella scelta che lo Stato "dismettesse" 10-20 scuole all'anno per ogni Regione? Ne trarrebbe vantaggio il bilancio dello Stato e gradualmente la Società e la Comunità si ri-approprierebbero della scuola. Sarebbe un bene per tutti! Lo Stato controlli che tutti (scuole statali e scuole non-statali) abbiano titoli di studio adeguati e che le strutture siano efficienti, ma la scuola la faccia la Società!

 
09/09/2014 - Mi sento preso in giro, altro che storie ! (emilio maiandi)

Forse questa estate ho sentito l'intervento di un Ministro dell'Istruzione del Governo di un altro Stato, non quello italiano, che parlava di riconoscimento alle famiglie nella scelta della scuola, e quindi di una parità effettiva come uno degli obiettivi della riforma. Tutto questo qui è sparito, magicamente. Ma la smettono di prenderci in giro? Un famiglia che non ha le possibilità economiche per mandare il proprio figlio in una scuola dove vede e pensa che possa essere il luogo adatto per poterlo crescere, educare e istruire non può farlo, e non potrà mai farlo nel nostro paese, ideologicamente piegato a una cultura ottusa e fuori dal mondo! Diciamo una volta per tutte questa cosa in modo chiaro, e mettiamoci il cuore in pace, non illudiamoci più credendo al politico di turno che periodocamente lo dice, ma senza neanche crederci lui...