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SCUOLA/ Paritaria, la grande assente tra precari, graduatorie e digitale

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

La "buona scuola", per ora, è sulla carta. Anzi, in pidieffe, sul sito ad hoc dove Matteo Renzi racconta il su programma di Governo "millegiorni". "Si prende un bell'impegno, il presidente del Consiglio. Ha messo molta carne al fuoco, con tempi di realizzazione tanto stretti che generano meraviglia, se non qualche dubbio". Tino Giardina, presidente dell'associazione di insegnanti Diesse, ha spulciato tutto il programma.

Qual è la sua impressione?
I dati sono interessanti. Ad esempio le quasi 150mila assunzioni entro settembre 2015 e il riassorbimento delle graduatorie ad esaurimento, con il ritorno ad un sistema di reclutamento per solo concorso ordinario (titoli ed esami) a partire dal 2016. Una manovra da più di 3 miliardi di euro. Speriamo bastino e che si trovino le coperture finanziarie, senza gravare ancora su altre voci del bilancio delle scuole.

E poi, il superamento del Tfa sostituito dalla formazione specialistica universitaria per l'insegnamento e dal tirocinio nelle scuole, interamente valutato da quest'ultime ai fini del rilascio dell'abilitazione.
È una scelta coraggiosa che rivaluta profondamente il ruolo della scuola; sarà infatti la scuola a conferire l'abilitazione all'insegnamento e non, come avvenuto finora, l'università.

Tutto liscio, dunque? Si parla anche dell'eliminazione degli scatti di anzianità uguali per tutti, sostituiti da una progressione di carriera per merito basata sul cumulo di "crediti"; ogni tre anni, a partire dal 2018, fino a due insegnanti su tre di ciascun ordine e grado potranno incrementare il proprio stipendio mensile di circa 60 euro netti…
È un'accelerazione importante sul tema della professionalità e del merito. Ma chi farà queste valutazioni? Con quali criteri? Per ora, mi limito a guardare con attenzione anche tutto il capitolo sulla formazione e la funzione docente con l'apertura al tema dello status giuridico degli insegnanti ed il riconoscimento del valore delle attività di formazione offerte dalle associazioni professionali. Ma le domande rimangono.

Che cosa ne dice della proposta di costituzione del "registro nazionale dei docenti", uno strumento al quale i capi d'istituto potranno attingere per una sorta di chiamata diretta?
Ma anche qui, quali saranno le modalità e le libertà di movimento effettive delle scuole? Ancora non è dato sapere. Siamo di fronte a ipotesi interessanti su tanti fronti, non solo a una lista di buoni propositi, ma sembra quasi che vengano minimizzati alcuni indispensabili passaggi istituzionali. Non si può dimenticare che per fare una legge occorre passare il vaglio del Parlamento, come non si può dimenticare il confronto con le parti sociali. Per esempio, La buona scuola non parla di contratti, ma è evidente che quello attuale di chi insegna, simile a quello di bidelli o amministrativi, col nuovo inquadramento professionale dei docenti dovrà per forza cambiare; in particolare, sarà necessario costruire un contratto separato per i docenti. Mi chiedo: come reagiranno i sindacati?

E per quanto attiene l'autonomia, professore? 



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COMMENTI
09/09/2014 - Lo Stato faccia lo Stato! (Luigi PATRINI)

Maiandi ha ragione a sottolineare il problema della libertà di scelta. Questa è la questione di fondo. Lo Stato deve lasciare la scuola alla società: per carità, non lo faccia da oggi a domani, ma con la giusta gradualità. Le attuali scuole non-statali fanno risparmiare allo Stato oltre 6 miliardi di euro all'anno. Non sarebbe una bella scelta che lo Stato "dismettesse" 10-20 scuole all'anno per ogni Regione? Ne trarrebbe vantaggio il bilancio dello Stato e gradualmente la Società e la Comunità si ri-approprierebbero della scuola. Sarebbe un bene per tutti! Lo Stato controlli che tutti (scuole statali e scuole non-statali) abbiano titoli di studio adeguati e che le strutture siano efficienti, ma la scuola la faccia la Società!

 
09/09/2014 - Mi sento preso in giro, altro che storie ! (emilio maiandi)

Forse questa estate ho sentito l'intervento di un Ministro dell'Istruzione del Governo di un altro Stato, non quello italiano, che parlava di riconoscimento alle famiglie nella scelta della scuola, e quindi di una parità effettiva come uno degli obiettivi della riforma. Tutto questo qui è sparito, magicamente. Ma la smettono di prenderci in giro? Un famiglia che non ha le possibilità economiche per mandare il proprio figlio in una scuola dove vede e pensa che possa essere il luogo adatto per poterlo crescere, educare e istruire non può farlo, e non potrà mai farlo nel nostro paese, ideologicamente piegato a una cultura ottusa e fuori dal mondo! Diciamo una volta per tutte questa cosa in modo chiaro, e mettiamoci il cuore in pace, non illudiamoci più credendo al politico di turno che periodocamente lo dice, ma senza neanche crederci lui...