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SCUOLA/ Un prof: abbiamo tradito il cuore dei nostri giovani

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4. La mentalità dominante ha ormai finito di inoculare nei cervelli dei nostri ragazzi il solo desiderio (molto freudiano, e sa di morte) di "non avere mai problemi", che è un principio opposto alla vita, senza minimamente sospettare che i problemi possano portare a nuove conquiste. Del resto è naturale che sia così, se manca l'idea della vita come promessa. Uno stuolo sterminato di famiglie, con a fianco le solite istituzioni (dall'asilo alle elementari e via a salire, fino alle direttive ministeriali), va predicando che precipuo compito dei docenti è preoccuparsi che i giovani stiano bene a scuola

Non solo dunque i ragazzi si sentono dire che bisogna aspettare a vivere, che si dovrà arrivare a vivere un "domani" perché ora "tu devi studiare", ma bisogna anche farli stare bene a scuola, farli sentire a proprio agio. Si può commettere un tradimento più grande? Non ci si rende conto che il ben-essere è altra cosa dal "benestare". Baglioni cantava "La vita è adesso" e non si trattava del carpe diem, e anche Venditti cantava quella struggente "Buona Domenica" evocando l'amarezza  della "sera del dì di festa". La situazione però è peggiorata, la mistificazione si è accresciuta e non per la tecnologia, i cellulari, gli iPod e gli iPhone, ma per l'assenza di presenze adulte. La nostra, la mia.

I giovani ci richiamano al fatto che si vive ora, che ogni istante di vita è unico ed è irripetibile e che se esiste la voglia di vivere, questa consiste nel veder crescere il desiderio del "qui e ora". Tutto il resto è la solita manfrina utopistica, ieri del Sol dell'avvenire e oggi della pretesa che la felicità dipenda dalla soddisfazione dei diritti (connessi ad autosufficienza, autonomia, auto-derminazione, alla salute, ai diritti riproduttivi, di genere e via dicendo). Ma va da sé che la forte domanda del qui e ora su cui si attestano i giovani, anche attraverso esperienze e vie sbagliate, è da leggere come un grido di salvezza, irriducibile alla moda o a modelli culturali, ovvero alla manipolazione. Un grido che attende solo compagni di viaggio.

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