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SCUOLA/ Dalla Francia, una prof: come spiegare la "laicità" a chi ha la foto dei terroristi sotto il banco?

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Possiamo gridare allo scandalo, come hanno fatto certi colleghi, ma in nome di che cosa? Su cosa si fondano questi sacri valori della Repubblica? Chi mi libera dalla paura, e che cosa rispondere allo studente ebreo che mi grida la sua angoscia e il suo desiderio di fuggire lontano da qui? E ancora, come negare che il germe di questa violenza verso l'altro, il diverso, è dentro di me?

Certo, bisogna denunciare l'inammissibile, difendere la libertà di espressione come uno dei valori fondamentali del nostro paese, inculcare il rispetto e la tolleranza al pari delle regole indispensabili del vivere insieme. Ma davanti ai miei studenti, dico che non voglio lasciar passare questa occasione per andare più lontano, per cercare senza sosta, nella mia vita, il punto di ancoraggio, di sicurezza, di pace che trasforma questi valori codificati in leggi morali, in dono, in evidenza che nasce dal cuore. 

Racconto loro che ho visto, nella mia vita, intorno a me, la spirale della violenza sconfitta da un'altra logica, impossibile ma reale, quella del perdono. Auguro loro di non rinunciare mai al desiderio di essere felici, di cercare la loro verità, anche in un mondo che si annuncia forse più ostile e violento. Ciò che è in gioco e anche e soprattutto una crisi educativa: non basta denunciare, occorre anche indicare un cammino.

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COMMENTI
12/01/2015 - Già quale cammino? (Carlo Cerofolini)

Già, quale cammino, visto che, assimilazione/inclusione, integrazione, multiculturalismo, ecc., hanno miseramente fallito?