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SCUOLA/ Dirigenti scolastici, attenti a chi vuole fermare l’"orologio"

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È ben evidente la differenza rispetto al preside come disciplinato dalla precedente normativa, cioè dall'art. 396 del D.Lgs n. 297 del 1994 secondo cui "Il personale direttivo assolve alla funzione di promozione e di coordinamento delle attività di circolo o di istituto; a tal fine presiede alla gestione unitaria di dette istituzioni, assicura l'esecuzione delle deliberazioni degli organi collegiali ed esercita le specifiche funzioni di ordine amministrativo".

Il ds delle legge Bassanini, invece, alle competenze di coordinamento didattico aggiunge una differente connotazione organizzativa connessa all'autonomia delle istituzioni scolastiche. Di lì a qualche anno il Consiglio di Stato, chiamato nella sua funzione consultiva, confermò che il ds doveva considerarsi un dirigente a tutti gli effetti con questa motivazione: "La collocazione dei dirigenti delle istituzioni scolastiche nell'ambito della dirigenza statale trova, poi, riscontro nell'art. 1 comma 2, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, che precisa: "Per le amministrazioni pubbliche si intendono tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado …" nonché nell'art. 13 dello stesso decreto legislativo, che, a sua volta, prescrive: "Le disposizioni del presente capo [riguardante la dirigenza] si applicano alle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo" (parere 3994 del 16 ottobre 2003).

Il parere del Consiglio di Stato è illuminante e stabilisce le seguenti (e logiche) equazioni: istituzioni scolastiche autonome = amministrazioni dello Stato; dirigenti scolastici = vertici delle istituzioni scolastiche autonome; dirigenti scolastici = dirigenti dell'amministrazione statale.

Insomma, fuori e al di là delle ideologie e per il bene stesso della scuola, occorre affermate con lucidità e con chiarezza che:

1. le competenze attribuite al dirigente scolastico corrispondono a quelle previste come proprie della funzione dirigenziale, disciplinate in generale dall'art. 17 del D.Lgs n. 165, con gli adattamenti dovuti alla specificità del settore; 

2. tali poteri modificano il ruolo voluto per i capi d'istituto dall'art. 396 del D.Lgs n. 297;

3. ciò non pone problemi peculiari nei confronti del personale Ata;

4. richiede limiti all'esercizio del potere con riguardo al personale docente (art. 33 Cost.).

Certo il ds è un dirigente statale "peculiare" come è peculiare la scuola rispetto ad altre amministrazioni dello Stato, ma ciò non può considerarsi un ostacolo al riconoscimento della figura dirigenziale, in quanto figura di responsabilità organizzativa e gestionale. Semplicemente in considerazione della "doppia anima" delle istituzioni scolastiche, il dirigente scolastico si trova ad operare nella doppia veste di organo dell'amministrazione dello Stato (anello di una catena complessa che lo lega allo Stato) e di organo dell'istituzione scolastica (anello apicale di un ente a sé stante). 

Chi si ostina a non voler riconoscere questa realtà non sta solo combattendo una battaglia sindacale (giusta o sbagliata che sia non è questo il problema) ma si sta rendendo responsabile di frapporre ancora ostacoli all'autonomia della scuola, cercando di riportare indietro le lancette dell'orologio di quasi vent'anni fa, a prima della legge Bassanini.

Ma che sia proprio questo lo scopo? Non voler l'autonomia, perché autonomia è responsabilità? Può darsi. E' il punto di vista di chi ha solo a cuore il proprio interesse personale (meno responsabilità possibili e se le cose vanno male, pazienza!) e non il bene della scuola e del Paese. 



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COMMENTI
13/01/2015 - L'origine e il senso delle cose (enrico maranzana)

“Le competenze attribuite al dirigente scolastico corrispondono a quelle previste dall’art. 17 del D.Lgs. 165” del 2001, norma da interpretare in conformità all’art. 37 del Decreto Legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 che richiama e “rafforza il principio di distinzione tra le funzioni d’indirizzo e controllo spettanti agli organi di governo e le funzioni di gestione amministrativa spettanti alla dirigenza” una questione sgrossata in “Meritocrazia e scuola: una superficialità incredibile!”, visibile in rete. “Non voler l’autonomia, perché l’autonomia è responsabilità?” è una domanda che apre un ventaglio d’ipotesi interpretative. Tra queste risalta la disattenzione riservata alla voce del legislatore che l’ha sostanziata con la progettazione educativa/formativa/dell’istruzione, adempimento sistematicamente eluso. Una disattenzione che ha viziato anche il recente documento governativo; addebito giustificato in “La buona scuola; una composizione infarcita d’errori” visibile in rete.