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SCUOLA/ Perché i politici l'hanno "regalata" ai giudici?

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Le riforme sono necessarie, in primo luogo per normalizzare il funzionamento delle amministrazioni e riportarle all'altezza del loro compito; ma insieme occorre recuperare il senso dello Stato come bene comune e la consuetudine dello scrivere le leggi con il tempo e la ponderazione necessari. Solo così si potrà sperare di interrompere l'attuale spirale che alimenta sempre nuovo contenzioso.



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COMMENTI
15/01/2015 - Buona scuola, arriva uno tsunami di ricorsi (1/2) (Vincenzo Pascuzzi)

Qualche altra osservazione. 1) Guinness dei primati. Il titolo: “Il Tar boccia la Gelmini. Clamoroso errore del ministro: i tagli da 8 mld non erano in Gazzetta Ufficiale, quindi non hanno valore di legge”. Leggiamo: “il Tar del Lazio il 24 giugno [2010] ha sospeso l’efficacia delle circolari su iscrizioni alle secondarie, organici del personale della scuola e mobilità. Ossia tutte le conseguenze dei regolamenti Gelmini (la “riforma” delle superiori). Perché? Quei regolamenti, da cui le circolari partono, non avevano compiuto l’iter, non erano in G.U. Ma il governo li ha considerati legge: procedura anticostituzionale e antidemocratica, ….” Quindi il ricorso presentato da 755 docenti, genitori, ata, e poi la citata ordinanza n. 1023. 2) L’andazzo è ricorrente, in parte dovuto a dilettantismo politico, in parte volto alla ricerca di visibilità mediatica e consenso momentaneo, e anche a mal-costume usato per forzare e scardinare, fidando in sanatorie postume. Mesi fa, scriveva Giorgio Israel: “Così si fanno le riforme in questo paese: si lanciano “ballon d'essai”, si lascia che i fessi si sfoghino a protestare e a dibattere, ignorandoli con occhio sornione, poi si torna alla carica per indottrinare – indottrinare, non discutere. Infine, si fa un altro passo avanti di fatto, e poi un altro, e un altro ancora. Fino a che ci si trova di fronte a una realtà cambiata in modo irreversibile e tutta la discussione è stata una logomachia riservata ai fessi. Quali siamo."

 
15/01/2015 - Buona scuola, arriva uno tsunami di ricorsi (2/2) (Vincenzo Pascuzzi)

3) Anche la Buona Scuola di Giannini e Renzi, ora anche di Faraone – se verrà approvata a fine febbraio con decreto-legge – potrà produrre uno tsunami di ricorsi ai tribunali, con gioia degli studi legali. Proclamata “priorità” da Renzi, nel febbraio 2014, la riforma – ennesima, epocale, a effetto rapido (come un antidolorifico solubile o masticabile!) – si ritrova dopo un intero anno a dover ricorrere a un decreto-legge! Non è tutto: il fascicolo della Buona Scuola risulta ufficialmente ignoto al Consiglio dei Ministri e alle Camere. Infatti Matteo Renzi l’ha presentata con un video direttamente on line! Poi due mesi della “più grande consultazione pubblica online e offline che l'Italia abbia mai realizzato”. Dove pubblica sta per aperta alla partecipazione, ma non palese, verificabile, con riconosciuti criteri e modalità demoscopici, insomma quasi “aumma aumma” o “famo a fidasse”. E nonostante queste cautele, la riforma proposta ed esaltata è stata sonoramente BOCCIATA dal mondo della scuola. Da qui i tempi supplementari della fase 2, con la “carica dei mille” (comparse, claqueurs, picciotti, cos’altro?) e l’appuntamento al 22 febbraio (“segnatevi la data”). Insomma, demagogia, pressappochismo, superficialità, forzatura dei tempi e dei ruoli. Da ultimo le anticipazioni strumentali di Faraone - da “Casa San Filippo” - che vorrebbero asfaltare la bocciatura che ha prodotto la fase 2, la carica dei mille, l’anniversario. Terreno fertilissimo per i ricorsi.

 
14/01/2015 - MAI COLPEVOLIZZARE I RICORRENTI (Vincenzo Pascuzzi)

1) “non si fanno più leggi ordinarie, si convertono solo, in affanno, decreti-legge” osserva giustamente Giorgio Rembado. E Tuttoscuola profetizza “anche i decreti della Buona Scuola produrranno ricorsi a go-go”. I tempi della scuola sono distesi, pari a un paio di legislature, capita invece che il ministro di turno pretenda blitz e riforme prêt-à-porter! 2) Solo una parte dei ricorsi richiede la “Notificazione per pubblici proclami”, i ricorsi sono molti di più di quelli contati da Tuttoscuola. Anni fa, mi capitò di andare al 7° piano di via Pianciani, 31 a Roma, all’ex-Provveditorato: l’impiegata addetta alla ricezione era letteralmente sommersa da pile e cataste di notifiche da gestire! Alcuni ricorsi sono poi collettivi. Però non risulta che né Miur, né i suoi uffici periferici raccolgano dati sul numero di ricorsi e sui loro esiti, non esistono – sembra – direttive sulla gestione dei ricorsi stessi, se a volte la burocrazia agisce in autotutela, lo fa solo per non aggravare i suoi carichi di lavoro! Presumibilmente Miur perde e viene condannato molto spesso, ma gioca sporco sui tempi della giustizia che aiutano anche a occultare o obliare le responsabilità. 3) Però non bisogna mai colpevolizzare i ricorrenti. Non è colpa loro se sono costretti a cercare giustizia presso i tribunali, né se sono in tanti a doverlo fare! Devono essere governo e ministero a semplificare le normative e a non ignorarle o trasgredirle per primi loro stessi.