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SCUOLA/ Dalla Germania: se la fede è fonte di speranza, perché usarla per uccidere?

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Tim ha detto che una tale violenza è "terribile ed insopportabile". Mi ha poi però cercato dopo la lezione per dire che il modo con cui in Germania i media parlano del movimento Pegida è unilaterale: non sono tutti nazisti, neppure la maggioranza lo è. Di fatto basta leggere la loro pagina in Facebook per vedere come molti dei 18 punti del loro programma — in cui tra l'altro specificano che non sono contro l'asilo politico che è un diritto umano, ma che lo vogliono regolare con leggi coordinate a livello europeo — non riflettono per nulla una posizione di estremismo o fanatismo politico. Nella mia piccola inchiesta nella 11b, Paul ha detto infine che il fondamentalismo dei terroristi in Francia mette in una luce oscura tutto il fenomeno religioso, cosa questa molto brutta e pericolosa, perché la religione è fonte di speranza. Questa posizione non è pero tipica dell'est della Germania, in cui il fenomeno religioso viene per lo più sospettato di essere il fratello siamese della violenza.

Un approfondimento del tema ancora più intenso è accaduto nella settima ora con alcuni ragazzi che accompagnano mia moglie e me nel nostro viaggio annuale nelle Dolomiti. Dominik prende subito la parola con un argomentazione piuttosto conservativa, ma espressa in modo cauto nel tono: non sono un simpatizzante dell'islam, ma i vignettisti francesi se la sono un po' cercata, facendo delle caricature offensive di Maometto e della religione islamica. Christoph interviene immediatamente: ma questo non legittima l'uccidere in modo barbaro, come è accaduto a Parigi. Racconta poi di un commento che ha sentito alla radio: se qualcuno dopo gli avvenimenti parigini crede ad un islam pacifico, è come se credesse all'esistenza di babbo natale. Ma è contrario a questo tipo di commenti ad effetto, come crede che sia un atto di "arroganza culturale" ciò che si è ripetuto spesso in questi giorni, e cioè che come reazione all'atto terroristico ci debba essere un'accentuazione della libertà di fare una caricatura su temi religiosi (il che è proprio quanto sta avvenendo in Francia dopo le stragi). Lui cercherebbe una via più "umile" per difendere la libertà di opinione. Questo corrisponde anche a ciò che una collega ed amica, che insegna a Parigi, mi ha raccontato l'altra sera al telefono: alcuni suoi ragazzi di religione musulmana non comprendono lo schieramento duro ed arrogante dei politici francesi a difesa dei vignettisti di Charlie Hebdo

Su questo punto dell'umiltà Dominik non era d'accordo con Christoph: non possiamo farci dettare dai terroristi ciò che possiamo dire e ciò che non possiamo. Tim (che già conosciamo) aggiunge che proprio la marcia dell'altro giorno in cui tanti politici di tutte le nazionalità, anche musulmani schierati contro il terrorismo, lo aveva impressionato molto.



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