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SCUOLA/ Per scegliere bene, la famiglia da sola non basta più

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Benché gli Open Day siano spesso una vetrina, tuttavia possono non essere del tutto inutili, soprattutto se esiste un criterio di giudizio chiaro. Per esempio in tali occasioni si possono vedere i professori, li si può ascoltare nell'illustrazione della scuola, si può conoscere il dirigente, si possono osservare gli studenti, come raccontano la loro scuola, la stima che ne nutrono, l'interesse che certe discipline hanno suscitato. Il tutto deve essere certamente vagliato, ma tale circostanza può costituire almeno un suggerimento circa il clima della scuola. Certo, quello che può essere più interessante e utile è l'esperienza di quelli che vivono in quella scuola e del cui giudizio ci fidiamo, siano professori, studenti o genitori.

Ultimamente iniziano a circolare anche classifiche delle scuole stilate da importanti enti di ricerca. Possono essere di aiuto o rischiano di orientare arbitrariamente i criteri di scelta?
Le ultime valutazioni da parte di enti e fondazioni sembrerebbero voler aiutare le famiglie e i ragazzi ad orientare le proprie scelte. Occorre dire, però, che la moltiplicazione di informazioni, anche in questo campo, non è detto che aiuti veramente al raggiungimento dello scopo. Il punto debole, infatti,  mi pare che sia all'interno del nostro sistema culturale, che si riverbera poi nelle famiglie.

Cioè?
Spesso non è chiaro che cosa veramente gli adulti riconoscano come bene irrinunciabile per i propri figli; si oscilla tra la richiesta dei saperi più immediatamente spendibili sul mercato, alla richiesta di scuole ancorate alle discipline più tradizionali e per ciò stesso più formative, all'idea che quanto più una scuola è severa tanto più è seria, e via dicendo.

Invece?
Lo scopo di una scuola, invece, è strettamente connesso all'individuazione chiara del rapporto che esiste tra istruzione e formazione. A mio avviso la domanda che un genitore può porre alla scuola per capire veramente chi ha davanti e se può essere un collaboratore autorevole è: qual è la proposta culturale della scuola? Chi vuole formare? Quali ritiene essere i suoi punti di forza? Il dialogo con la famiglia che valore ha?

Insomma, pare che buona parte del problema sia "nel manico", cioè nel quadro di riferimento valoriale della famiglia… Cosa sarebbe opportuno avere a cuore per operare una scelta davvero ragionevole?
Un genitore dovrebbe avere a cuore che il proprio figlio diventi sempre più se stesso, che si realizzi, che dica "io" con una certezza umile e forte, che si senta autorizzato ad andare per il mondo per quello che è, desiderando di imparare sempre. 

D'accordo, ma cosa può aiutare i genitori ad avere una simile apertura? 



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