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SCUOLA/ Per scegliere bene, la famiglia da sola non basta più

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In questo senso i genitori devono guardare attentamente e insistentemente i propri figli e devono poter chiedere ad altri adulti (per esempio gli insegnanti stessi delle scuole medie, o altri di cui si fidino) di completare e correggere il loro sguardo, perché i figli, da una certa età in poi, si rivelano molto più ad altri che non ai genitori. Per questo la presenza di una rete di collaboratori è decisiva.

Non è un passaggio facile. Non le pare che tante famiglie, soprattutto oggi, si concepiscano sole.
Infatti, provando a rispondere alle sue domande, ho sempre presupposto come indispensabile una condizione: che la famiglia non sia sola, che in qualche modo cioè, viva dei rapporti fiduciari in cui è a tema il bene più caro che una famiglia ha: i figli. Mi pare che in questo senso si apra una questione focale: la famiglia è il soggetto che educa, ma non può farlo isolatamente. Paradossalmente, quanto più si avverte la responsabilità del compito educativo, tanto più si fa strada l'esigenza di relazioni adulte a vocazione educativa. 

Questo non vale anche per le scuole?
Sì, se una scuola vuole veramente educare, non può non sentire la stessa esigenza, la natura di corresponsabilità che le è propria. Quanto più una famiglia e una scuola sentono veramente il compito educativo come apertura alla realtà totale, tanto più sentono l'esigenza di aprirsi tra scuole, tra famiglie, tra scuole e famiglie.

Ma perché è così importante questa apertura?
Perché questa apertura dimostra un realismo circa le proprie forze e l'altezza del compito richiesto che è in fondo l'indizio più interessante per chi affronta la sfida dell'iscrizione ad una scuola. Come ha detto il Santo Padre al mondo della scuola italiana, il 10 maggio scorso: "Per educare un figlio ci vuole un intero villaggio".



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