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SCUOLA/ Educazione "ambientale"? C'è il solito rischio del politically correct

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Arriva l'educazione ambientale? (Infophoto)  Arriva l'educazione ambientale? (Infophoto)

Bisognerà leggere attentamente le duecento pagine del dossier contenente le linee guida che accompagneranno l'ingresso dell'educazione ambientale nella scuola italiana dalla porta principale: le prime reazioni e i commenti alla notizia diffusa nei giorni scorsi sono improntati all'entusiasmo e all'apprezzamento per il fatto di rendere obbligatorio, dalle materne alla maturità, un insegnamento che finora nelle nostre scuole non mancava ma era lasciato all'iniziativa dei singoli e all'occasionalità. Bisognerà guardarci dentro e capire i riferimenti culturali di una proposta spuntata improvvisamente come frutto di un'iniziativa congiunta tra Miur e ministero dell'Ambiente e che può facilmente dare l'impressione di un'operazione ad effetto, destinata più a fare colpo che a produrre una "svolta", come alcuni si sono affrettati a dire, nella vita delle nostre scuole (naturalmente, vogliamo escludere che si tratti solo di un escamotage per moltiplicare le cattedre). 

L'elenco dei temi, anche di "peso" culturale e formativo molto diverso (dal riciclo dei rifiuti alla biodiversità), l'obbligatorietà dell'insegnamento (non sarà una materia in più, però sarà "obbligatoria"), il problema della formazione dei docenti (da qui a settembre!): sono primissimi appunti di una riflessione di chi vorrebbe unirsi al plauso per il coraggio innovativo ma si trova piuttosto di fronte al sorgere di molti interrogativi.

La tutela dell'ambiente è uno dei punti di forza del nuovo "pensiero comune"; è uno di quei principi "intoccabili" di fronte ai quali il consenso è aggiudicato in partenza, prima di ogni possibile approfondimento e valutazione critica. Ed è proprio al consenso, prima che a una reale paziente opera di cambiamento, che sembrano puntare progetti come questo e come altri progetti "innovativi" che ambiscono a disegnare la nuova (buona?) scuola italiana: si pensi all'insegnamento svolto in lingua straniera o all'ormai onnipresente tablet. Nel momento in cui anche i grandi della Terra sembrano accordarsi per ridurre i gas serra in atmosfera e contrastare il riscaldamento globale, quale genitore negherà il consenso a una scuola che insegna ai "nativi ambientali" (così il ministro Galletti ha chiamato i ragazzi di oggi, che già si erano meritati la qualifica di "nativi digitali") a non inquinare e a praticare il risparmio energetico? 

Ma, le innovazioni nella scuola non dovrebbero essere valutate per il guadagno educativo che comportano? Qui si tocca il punto cruciale. Il valore del rispetto per l'ambiente e le tematiche connesse sono effettivamente importanti ma proprio per questo la scuola dovrà esprimere anche lì tutto il suo compito di educazione integrale della persona. In tante iniziative ambientali sviluppate in questi anni nelle scuole, la preoccupazione educativa ha lasciato spesso il posto a un'attività puramente informativa o, nei casi più strutturati, a un approccio "astratto", che salta il contatto diretto con la natura per indirizzarsi sui grandi scenari globali. Nella maggior parte dei casi l'obiettivo, più che sugli aspetti conoscitivi, si è orientato agli aspetti comportamentali; come se lo scopo dell'educazione ambientale fosse riducibile a una funzione "civica", cioè che i giovani acquisiscano "corrette" regole di comportamento e buone pratiche ecologiche.



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COMMENTI
21/01/2015 - Il bis di Cittadinanza e Costituzione? (Franco Labella)

Non voglio entrare nel merito delle tesi esposte da Gargantini nel suo intervento ma voglio fare un'osservazione di carattere generale. Gargantini scrive: "Non sarà una materia in più, però sarà "obbligatoria"" ( e non si capisce molto il senso del virgolettato di obbligatoria, se di consenso o di dissenso per la obbligatorietà vera o presunta). Gargantini, che leggo nelle note biografiche è stato anche insegnante, non credo possa ignorare la struttura attuale dei nostri curricola che prevedono sempre una valutazione per le discipline insegnate. Abbiamo finora un'unica eccezione: esisterebbe (la legge l'ha prevista ma il condizionale è d'obbligo) una disciplina obbligatoria denominata Cittadinanza e Costituzione che non viene valutata (basta leggere le pagelle ma a suo tempo persino un editorialista del calibro di Galli della Loggia ci cascò e scrisse una intera paginata sul Corriere basata sul presupposto della sua valutazione ed esistenza) e non ha un monte ore determinato. In buona sostanza non esiste de facto e basta fare una piccola indagine personale fra parenti e amici per assodarne l'inesistenza nelle scuole italiane. Deduco da quello che scrive l'autore ed anche dalle dichiarazioni del sottosgretario all'Ambiente intervistato dai giornali che per l'educazione ambientale ci si avvia a fare il bis. Insomma ci sono tutti i presupposti per una analoga operazione propagandistica e priva di effetti reali in perfetto stile Gelmini. Sono le larghe intese, bellezza..