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SCUOLA/ Il tema di Claudia: "Dov'è finita la sete dell'uomo? E' ancora in noi"…

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Vincent Van Gogh, Notte Stellata (1889) (Immagine dal web)  Vincent Van Gogh, Notte Stellata (1889) (Immagine dal web)

E a questo punto le lascio, finalmente, la parola:

"Durante quel periodo instabile tra adolescenza e maturità, compiendo un gesto abitudinario come chiudere le persiane della mia finestra, ho letteralmente VISTO le stelle. Mi sono soffermata su quel cielo di inizio estate, ho preso atto della loro posizione rispetto alla luna, mi sono riflessa in una realtà diversa da me e sono riuscita in tal modo a guardare con occhi diversi, a guardarmi dall'esterno. Sono riuscita a sperimentare quel SUBLIME che ho poi ritrovato sui libri di scuola. Mi sono sentita pienamente VIVA. Ho riflettuto sulla vita che i miei genitori mi hanno passato, sull'amore senza il quale non sarei esistita. Quell'amore 'che move il sole e l'altre stelle' dantesco, per il quale non avevo trovato ancora una definizione adeguata. Dunque quest'episodio è stata la scintilla che ha messo in moto qualcosa in me. Da quel giorno mi sono ritrovata più volte a fare i conti con me stessa e con quel turbine di pensieri che ciascuno dovrebbe provare, per non cadere nell'indifferenza, nella superficialità, nel tedio della vita quotidiana".

Leggendo questo passo del tema di Claudia mi sono trovato davanti all'esperienza viva di una ragazza che conosco. Le sue parole inverano quanto ho letto tante volte sull'uomo e le stelle, sui poeti e le stelle, sui musicisti e le stelle. "La notte che ho visto le stelle — cantava Claudio Chieffo — non volevo più dormire./ Volevo salire là in alto/ per vedere e  per capire". Potrebbe essere la canzone di Claudia, che attraverso il cielo stellato ha percepito un'altra realtà che le ha fatto fare un'esperienza "sublime" e che l'ha "messa in moto", come un "turbine". Così ha scoperto l'amore e ha scoperto la verità delle grandi parole dei poeti che ha letto a scuola, perché poteva paragonarle alla sua esperienza. E' solo in chiave di destino, scriveva Cristina Campo, che la grande poesia è decifrabile. Ma occorre essere interessati al proprio destino. Quest'interesse in Claudia è stato risvegliato da un fatto semplice, banale, ripetuto più volte. Lei ha fatto questa esperienza che all'uomo contemporaneo sembra sempre più preclusa. Gli uomini di oggi sono così ubriachi che non hanno più sete e non sono nemmeno più capaci di guardare le stelle, come lo Zeno Cosini di Svevo, che non le guarda nemmeno di fronte all'invito del proprio padre.

Continuo a leggere il tema di Claudia, la ragazza timida e silenziosa dell'ultimo banco. E arrivo alla conclusione: "Dov'è finita la sete dell'uomo? Quella sete di vita, di sapere, di gloria, di compiere azioni eterne? Nulla di tutto ciò può dirsi scomparso. E' ancora in noi, è intrinseco alla natura umana. Io credo ancora in quest'ultimo barlume di umanità, credo nel potere che hanno in mano coloro che non si lasciano andare. Affermo dunque con fermezza che l'uomo è grandezza, eternità, bellezza".

Grandezza, eternità, bellezza... Certo che puoi crederlo, certo che puoi affermarlo con tutta la tua forza. Ti credo, Claudia: tu hai visto le stelle!



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