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SCUOLA/ Il tema di Claudia: "Dov'è finita la sete dell'uomo? E' ancora in noi"…

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Vincent Van Gogh, Notte Stellata (1889) (Immagine dal web)  Vincent Van Gogh, Notte Stellata (1889) (Immagine dal web)

Abbiamo da poco celebrato la grande nascita che ha cambiato il mondo, il tempo, l'umanità. Permettete che vi parli di una nascita. E' una storia semplice, quasi banale, ma sublime, di quelle che capitano solo ad un professore di scuola che, proprio come un giardiniere, vede improvvisamente sbocciare dei fiori e non ha ancora imparato a rassegnarsi di fronte a questo miracolo.

La intitolerei così: "Storia di Claudia che ha visto le stelle". No, non sono quelle che si usano nell'usurato modo di dire, ma le stelle vere, quelle che splendono in cielo, quelle che hanno incantato tutti i grandi della letteratura, dell'arte, della filosofia. Il cielo stellato di Kant, le stelle giottesche degli Scrovegni, le stelle di Dante (quelle che chiudono solennemente la Divina Commedia), le stelle guardando le quali il pastore errante di Leopardi lancia nel silenzio infinito della notte le più grandi domande dell'essere umano. Sì, anche Claudia, studente di quinta liceo classico, le ha viste e me l'ha raccontato.

Mi metto pesantemente a sedere alla scrivania e attacco la correzione dei compiti d'italiano nel bel mezzo delle vacanze natalizie, quelle durante le quali (com'è noto a tutti) i professori non fanno niente. Decido di cominciare con i temi la cui traccia coincide con quella di un concorso, dalla domanda impegnativa, tratta dalla Genesi: "Uomo, dove sei?". La traccia chiede di analizzare la situazione dell'uomo contemporaneo che "vive come se non si appartenesse". Non sono molti i ragazzi che hanno scelto di svolgere questo tema. Comincio da qui, mentre cerco di raccapezzare un po' di determinazione e di concentrazione.

Dopo due o tre temi mi capita tra le mani quello di Claudia e rimango come folgorato. Non ho mai letto niente di tanto bello e non me l'aspettavo da lei, sempre all'ultimo banco, sempre silenziosa, a volte apparentemente un po' distratta, una di quelle su cui un professore pretenzioso e superficiale sorvola volentieri. Veramente dire che non me l'aspettavo non è proprio esatto: dietro quella sua timidezza ho notato, captando come dei segnali nei due anni e mezzo che la conosco, qualcosa di più grande di quello che appare. Leggendo il suo tema il quadro si è fatto più chiaro.

Claudia inizia parlando dei genitori, li definisce gli "architetti di ognuno di noi" e giudica importantissimo il loro ruolo nel periodo dell'infanzia: se lavorano bene, si innalza un edificio destinato a non crollare. In caso contrario, mancano i punti di riferimento e si avanza nel buio. Ad ogni modo, anche la più attenta educazione non può evitare che ad un certo punto l'individuo si trovi ad affrontare le domande importanti, quelle grandi, quelle sul senso della vita. E' capitato anche a lei nel periodo che definisce di "metamorfosi mentale". Ma a lei è successo qualcosa di semplice e di straordinario allo stesso tempo.



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