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SCUOLA/ Sceglierla bene? Ci aiuta la "regola" di Bernanos

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Orientare, per quello che mi ha insegnato l'esperienza, non è un'operazione che si fa prima della scelta. Non lo è se non in parte minore: l'identificazione di  alcuni aspetti "promettenti" della scuola che si individua, dove per aspetto promettente bisogna intendere molte cose: la possibile corrispondenza delle materie con le propensioni dei ragazzi, i prof, l'impressione che fa la scuola, il tipo di rapporto tra docenti e allievi che si riesce ad intuire, le prospettive a cui la scuola scelta prepara, i compagni che si troveranno, eccetera.

Il grande lavoro di orientamento si fa dopo la scelta, verificando passo per passo se la "promessa", pur nelle difficoltà, si avvera. Scegliere la scuola giusta significa anche capire dove si trovano insegnanti interessati ad accompagnare i genitori, soprattutto nel primo biennio, in questo lavoro; dove si trovano le condizioni perché questo lavoro sia realistico. Tutto questo è vero sia che il percorso scolastico proceda in modo positivo (una promessa che si avvera deve essere comunicata  e compresa per essere tale) sia che invece mostri difficoltà o ostacoli anche gravi (una risposta non adeguata alla promessa non nega la verità della stessa, e nemmeno la possibilità che essa possa compiersi altrove).

Non è scontato trovare scuole disposte a un rapporto di questo genere con i genitori; anche questo diventa un elemento da osservare per orientarsi nella scelta. Spesso si pensa che la necessaria riqualificazione della scuola italiana passi attraverso una selettività che si riduce nella decimazione degli studenti di prima e di seconda, e dove il rapporto tra insegnanti e genitori si limita alla certificazione delle difficoltà scolastiche dei figli.

Un rischio benedetto… — Orientare non è indovinare. E' accompagnare. E' un rischio benedetto perché costituisce un momento (forse il primo, forse unico per intensità e importanza) in cui l'educazione passa attraverso il destarsi e il riconoscere che la propria vita è una promessa, e attraverso la verifica, paziente e serena, di scelte concrete.

Occorre tenere a mente un altro aspetto, che spesso rischia di essere distorsivo nell'approccio all'orientamento. Tutte le scuole, se sono la possibile risposta alla promessa che i nostri figli hanno l'occasione di scoprire essere la loro vita, sono la scuola giusta. 

Fino a pochi anni fa la scelta del liceo (rispetto ad altri indirizzi, come l'istituto tecnico o l'istruzione e formazione professionale) era sentita come socialmente qualificante. Negli ultimi due o tre anni questa scelta è stata rafforzata da una sorta di timore: quello per cui i percorsi tecnici o professionali, nella loro necessaria "settorialità" aumentino la probabilità di un errore nell'"indovinare" l'indirizzo: "E se poi non è portato per l'economia? O per l'elettrotecnica?" Scegliere un percorso specifico è sempre più sentito come un rischio aggiuntivo. 



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