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SCUOLA/ Insegnare storia ai tempi dell'Isis e di Boko Haram

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Nel frattempo si è costituito lo Stato islamico dell'Iraq e della Grande Siria (Is o Isis) nel cui ambito è stato restaurato il califfato islamico con prospettive di conquista. Dove arriva l'Isis si verificano distruzioni, atrocità, repressione delle fedi diverse. A chi non si converte all'islam e non paga la tassa islamica resta come alternativa la fuga o la prospettiva di essere ucciso. Il califfato islamico, qui la storia ci soccorre, era stato abolito nel 1924 da Kemal Ataturk, il fondatore della Turchia moderna su basi de-islamizzate, che non coincidono certo con una riforma dell'islam ma semmai con i presupposti di una tra le prime reazioni fondamentaliste, l'organizzazione dei Fratelli musulmani.

Si arriva così agli attentati di Parigi dove, anziché chiudersi, la questione del fondamentalismo si riapre. Per un motivo molto evidente: gli attacchi dell'Isis, di Boko Haram e dei terroristi che hanno colpito in Francia prendono di mira occidentali, minoranze non islamizzate, cristiani, ma anche musulmani marchiati come apostati, donne e bambini. Semplicemente uomini. Si combatte, è stato detto da chi vive questi fatti sulla propria pelle, per la supremazia sul fondamentalismo in una spirale interna all'islam che lo snatura e può portare, se il progetto globale si realizzasse, alla sua autodistruzione. Che dire? 

La storia a cui stiamo assistendo, e che più avanti sapremo forse leggere meglio, è dunque quella di motivazioni e spinte ideali che si sono ammalate nel momento in cui hanno voluto tradursi in violenza e, molto di più, in un tentativo di modificare ai nostri occhi la stessa struttura di cui è fatto l'uomo, cercatore di un senso e portatore di una domanda rivolta al Mistero positivo dell'esistenza. L'esigenza di infinito che è nel cuore dell'uomo e che tende naturalmente a Dio non può essere relegata nel regno dell'irrazionalità e sostituita con lo schema, il precetto, il fanatismo religioso. L'occidente secolarizzato che ha visto nel corso del secolo scorso la religione sostituita dalla politica fatica ad ammettere che la domanda religiosa abbia a che fare con la vita. Per questo la sfida radicale posta dal terrorismo islamico che confonde le carte ci riguarda tutti. È certo urgente aspettarsi una riforma dell'islam, come indicato dal presidente egiziano al-Sisi, se bene abbiamo inteso, nel suo discorso di inizio gennaio all'Università Al-Azhar del Cairo, tempio dell'islam sunnita: invertire la rotta e ritrovare l'islam autentico, pena la fine della comunità islamica. È altrettanto urgente però affermare, come tanti cristiani perseguitati stanno facendo, che l'uomo non è padrone della propria esistenza, né di quella altrui, per cui ogni progetto che si sostituisca alla sua libertà è destinato prima o poi a soccombere. 

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