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UNIVERSITA'/ Costo standard, tempi bui per chi vive di rendita

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Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)

La quota premiale è il 18% del totale dei trasferimenti dal centro, il cosiddetto Fondo di Finanziamento Ordinario: sembra poco, ma per un paese come il nostro, nel quale l'intensità degli investimenti in formazione e ricerca resta bassa, un'oscillazione di qualche punto percentuale sul bilancio del singolo ateneo può avere effetti considerevoli.

In questo calcolo i fuoricorso non sono contemplati, tanto è vero che il termine adottato per l'individuazione del costo è "Costo Standard di Formazione per Studente in Corso": la spesa per mantenere i fuoricorso ricadrà probabilmente sui fuoricorso stessi, cioè potrebbe tradursi in un aumento della tassazione. D'altra parte potremmo assistere a policies differenti da università a università nel trattare da un lato la tassazione dei fuoricorso, dall'altro la strategia didattica. L'introduzione di questo costo standard a regime infatti potrebbe spingere a puntare ad avere il più alto numero di studenti in corso, livellando così verso il basso la selezione agli esami. Ma questa è solo una possibilità teorica. 

Quello che è certo è che la complessità della formula adottata (per una disamina si può consultare il sito del Miur) non consente di fare immediate valutazioni di impatto: si può però già intuire che le sedi più piccole e poco attrattive riceveranno meno fondi, lo stesso avverrà per chi non è stato in grado di gestire correttamente e adeguatamente le risorse. In ogni caso l'indicazione di metodo scelto appare andare nella giusta direzione: non più lo storico, che generava situazioni paradossali di atenei che ricevevano trasferimenti dal centro semplicemente perché così era avvenuto negli anni precedenti, ma soggetti che sono invogliati quantomeno a confrontarsi e strutturare proposte di percorsi didattico-formativi sulla base della qualità e dell'efficacia, gestendo al meglio le risorse e cercando di rendersi più attrattivi. 

Il criterio ultimo con cui un maturando e la famiglia scelgono l'università sarà perciò sempre meno la facilità a ottenere il pezzo di carta, magari preso senza uscire di casa, e sempre più il fatto che quel percorso aiuta la costituzione del futuro e che per questo obiettivo si debba investire e spostarsi verso la sede che può garantire maggiori opportunità. Spingere le università a questo percorso duro di confronto e innalzamento della qualità didattica e di offerta di opportunità durante e dopo la laurea è sicuramente un fattore positivo, al netto di tutte le obiezioni di dettaglio che possono investire questa innovazione.



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