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SCUOLA/ Viaggio nel dopo-'68: ecco dove nasce il contro-potere che la governa

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In piazza per la scuola negli anni 70 (Immagine dal web)  In piazza per la scuola negli anni 70 (Immagine dal web)

Mi mancava un questionario annuale degli insegnanti. Lo proposi alla mia vicepreside che rispose sospirando. L'avevo convinta ad aiutarmi per guidare la nave "tra Scilla e Cariddi", cioè l'insegnamento tradizionale ed il tempopienismo, che anche lei non amava. Così fu partorito il terzo questionario che funzionò solo per un anno. 

Poi la mia vice mi consigliò, con gli occhi bassi, di lasciar perdere. Il comune sentire degli insegnanti non voleva affiorare, forse non c'era.

La presenza, evidenziata, dello stato d'animo dei genitori e degli alunni pesava fortemente in tutti gli ambiti di discussione e confronto nella scuola. Il soggettivismo furioso era annientato. Il giornalino annuale intanto si era arricchito con altre rubriche, tra cui una importantissima: la tabella degli alunni con problemi elaborata da ogni consiglio di classe sulla base di una griglia che segnalava i problemi di apprendimento, quelli organizzativi, quelli relazionali. E parzialmente anche le "cure" attivate. E, ultimo fungo spuntato nella notte, la definizione del clima di classe fatta dal consiglio di classe. Importantissima, questa messa a fuoco collettiva del clima. Significativi gli indicatori usati. E, stranamente, in questa definizione le differenze politiche tra gli insegnanti scomparivano. Forse è annidato lì il comune sentire degli insegnanti?

La scuola tendeva ad acquisire una propria personalità, ma proprio questo mi metteva in costante e crescente contrasto col contro-potere sindacale onnipresente.

Purtroppo la realtà non è cambiata: gli strumenti e le risorse a disposizione del preside di buona volontà nella scuola statale sono pochissimi. Dall'alto non viene un sostegno ed un coordinamento concreto e puntuale, ma solo indicazioni e provvedimenti di natura propagandistica e dunque inefficace. Gli unici che dirigono puntualmente "dal basso" e "dai collegi docenti" le scuole — ma limitandosi peraltro a difendere lo status quo — sono i sindacati, tramite i loro attivisti capillarmente diffusi che gestiscono tutt'oggi un vero e proprio contro-potere. Dico contro-potere, ma in realtà è il vero ed unico potere coordinato in modo stringente dal livello di istituto a quello nazionale, che diventa contro-potere solo quando un preside decide di dare alla scuola una fisionomia diversa da quella politicamente corretta. 

Le caratteristiche di questo volto "politicamente corretto" sono state da me analizzate più volte. Sono quelle che fanno fare "bella figura" di fronte alla temutissima carta stampata ed allo stesso tempo non toccano e proteggono la natura sostanzialmente casuale, part time, auto-dislocante, in-governata e in-valutata della funzione docente e direttiva statale. Questo modo di procedere non consente alle scuole e agli insegnanti un'effettiva crescita solidamente ancorata alla realtà umana, giovanile e familiare ed economica del nostro mondo e del nostro tempo. Consente solo un lento ed inarrestabile declino.



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