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SCUOLA/ Viaggio nel dopo-'68: ecco dove nasce il contro-potere che la governa

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In piazza per la scuola negli anni 70 (Immagine dal web)  In piazza per la scuola negli anni 70 (Immagine dal web)

Seconda parte di un articolo dedicato dall'autore alla vita nella scuola dopo la temperie del '68. La prima parte, SCUOLA/ Piccolo "viaggio" nel dopo-'68: le macerie della guerra civile è uscita il 3 gennaio.

Prima di diventare preside ero insegnante di matematica e facevo parte, con un ruolo di primo piano, del "collettivo" degli insegnanti "di tipo nuovo". Questo collettivo era denominato "sezione sindacale" sulla base di una doppia finzione: si sentiva esonerato dal formulare (e dal dare) indicazioni generali sulla scuola e sulla didattica; al tempo stesso si occupava di tutto e tutto condizionava, attraverso un approccio alle questioni meramente sindacale.

Una doppiezza tipica di un certo sinistrismo imperante ma perdente. Infatti nella sezione sindacale si parlava solo e sempre "degli altri". Quando io cominciai a porre la domanda del "cosa vogliamo noi" e l'altra fondamentale "questa scuola sta migliorando o peggiorando?" e l'ultima, decisiva "ma i genitori come vedono la nostra scuola?", piano piano fui percepito come un corpo estraneo. La  rottura definitiva avvenne quando in una sezione sindacale dedicata alle pensioni baby fui l'unico a schierarmi contro lo scandalo. Tutti gli altri (quasi tutti "altre") la sostennero perché "diritto acquisito".

La rottura fu insanabile ed insanata. Poco dopo disdissi la tessera della Cgil. E cominciai a porre a me stesso le  domande che invano avevo cercato di porre nel "collettivo".

Come si fa a dire se una scuola migliora o peggiora, se è buona o cattiva? Quali sono gli indicatori dello stato di salute di un istituto scolastico? Come confrontare tra loro due realtà scolastiche differenti? Allora non c'erano ancora le entità che ben conosciamo oggi, note attraverso le loro sigle: Pof, Invalsi, Ocse. C'era il culto della "programmazione", del "curricolo personalizzato dell'alunno", ma non c'era alcuna distinzione tra i livelli diversi della programmazione e quindi dell'azione: il livello del singolo docente, quello del consiglio di classe e quello di istituto. I corsi di aggiornamento, poi, erano per me totalmente deludenti.  

Allora, ancora docente, inventai il giornaletto annuale di istituto con i dati globali per me significativi: notizie e valutazione dei maestri su tutti gli alunni in ingresso in prima media compresi quelli col sostegno, notizie su tutti i genitori delle classi in ingresso (origine, livello istruzione, professione), ripetenze di tutte le classi, quadro di tutte le visite guidate, quadro di tutti gli infortuni, quadro di tutto il personale della scuola e di tutti i membri del consiglio di istituto. Ho sottolineato il "tutti" perché in quegli anni nessuno ricercava e dava una visione globale e al tempo stesso dettagliata della scuola, forse proprio perché una tale visione (temuta ancora oggi) avrebbe immediatamente sovrastato la parzialità e la faziosità dominante. 



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