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SCUOLA/ Ecco i nemici dell'apprendistato (e dei giovani)

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Più risorse fanno sempre bene, ma nel nostro caso si tratta soprattutto di spenderle riducendo i tanti sprechi che derivano da una organizzazione centralistica. La soluzione sta nel dare una forte autonomia alle singole scuole nell'ambito di budget prefissati, affinché le utilizzino meglio, al seconda dei contesti. La spesa per studente della scuola primaria italiana supera del 15 per cento quella della Germania, e anche nella secondaria è un po' più alta. I test Ocse-Pisa collocano la Germania, su 60 paesi, mediamente al sedicesimo posto (sopra la media), l'Italia al trentaduesimo (sotto la media). Se dipendesse dai soldi, gli italiani dovrebbero essere più bravi dei tedeschi. E invece.

Perché non è così?
Perché in Germania i docenti sono pagati molto meglio (hanno gli stipendi di gran lunga più alti d'Europa), hanno un percorso e una selezione per diventare insegnanti molto più severe del nostro. Inoltre, noi abbiamo un docente per 12 studenti, in Germania il rapporto è di 1 docente ogni 15 studenti. Questa differenza di tre punti è enorme: significa che, a parità di studenti, abbiamo circa il 25 per cento di docenti in più. Il confronto con la Germania dimostra che noi abbiamo troppe posizioni di lavoro e ci mancano le risorse per pagare meglio i tanti di questi che valgono e si impegnano di più.

E pensare che il governo vuole assumerne altri.
Appunto. Se i soldi per la scuola servono a pagare più posti di lavoro, mal selezionati, non facciamo altro che moltiplicare i mali del nostro sistema. Se invece i soldi in più servono a dare riconoscimenti ai migliori presidi e ai migliori insegnanti, allora sono spesi bene. Per la prima volta, il progetto Buona Scuola prevede di premiare il merito. Se vuol dire dare uno stipendio migliore ad un 20-30% di insegnanti (mentori o quadri organizzativi), è la carta vincente. 

Torniamo all'alternanza scuola-lavoro. Cosa dovrebbe fare il governo?
Sarebbe già ottimale se desse risorse adeguate a quello che la Buona Scuola prevede: far passare in azienda almeno 200 ore negli ultimi tre anni ai giovani che frequentano scuole professionali e tecniche, accompagnati da insegnanti di scuola che vadano nelle aziende insieme ai giovani. Poi, avremmo bisogno che le nostre scuole tecniche tornassero all'antico, a come erano fino agli anni 70: ben collegate alle imprese del territorio, con presidi ingegneri (o simili), con bravi imprenditori anche all'interno dei consigli di istituto, ma anche con manager di impresa impegnati nella docenza.

(Federico Ferraù)



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