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SCUOLA/ Per valutarla, l'Invalsi da solo non basta

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Anche atteso che possono e debbono esservi delle sinergie, questa pluralità di fini e di strumenti è però sempre da tenere a mente, evitando di sovraccaricare di significati un singolo aspetto o un singolo indicatore.

Perché, quali conseguenze avrebbe questo?
Tornando all'esempio delle rilevazioni Invalsi, si rischierebbe altrimenti di ingenerare pericolose derive: se una certa prova Invalsi divenisse il metro di tutto, pur attesa tutta la maestria di chi quella prova costruisce nell'evitare che essa sia prevedibile e nozionistica (un aspetto che devo dire spesso rende le prove Invalsi comunque meno riduttive di molte delle prove tradizionalmente adoperate dai singoli insegnanti come verifica su un set delimitato di concetti e nozioni), si correrebbe il rischio del cosiddetto teaching to the test.

Che sarebbe?
Un eccessivo focus sull'addestrare gli studenti a rispondere a singoli quesiti; similmente, si correrebbe il rischio di esacerbare le tendenze al cosiddetto cheating, ovverosia la tendenza a copiare (magari con l'ausilio degli stessi docenti) in sede di effettuazione della prova.

Normalmente si pensa a un sistema di valutazione come a uno strumento in grado di stilare una graduatoria delle scuole che favorisca così la scelta delle famiglie per la scuola migliore. Ma la scelta delle famiglie potrà essere realmente libera, date le caratteristiche del sistema nazionale di istruzione del nostro Paese? 
La scelta delle famiglie nel sistema educativo, lo sviluppo al suo interno di logiche di "mercato", che "premiano" la scuola che fa bene e "puniscono" quella che fa male spostando iscritti e risorse dall'una all'altra, sono temi a mio parere sono spesso esaltati o demonizzati all'eccesso. 

In che senso?
La mia impressione è che affidare completamente a queste logiche il governo del sistema scolastico sia impossibile, quantomeno nei livelli scolastici inferiori: troppo forti sono gli ostacoli alla mobilità (ostacoli ve ne sono anche a livello universitario, ma per i primi gradi scolastici la mobilità dello studente richiederebbe una spesso impossibile mobilità dell'intera famiglia!); a muoversi sarebbero perciò solo le persone più sensibili alla qualità del servizio, col rischio che le scuole peggiori, pur perdendo solo pochi iscritti, perdano però quelli più motivati e in grado di esercitare una pressione interna al miglioramento.

E quindi come si può fare?
Le logiche di mercato vanno combinate con altri meccanismi — di stimolo al miglioramento da un lato, di controllo ispettivo e di intervento anche gerarchico dall'altro — che consentano di intervenire su una scuola prevenendone i rischi di deriva prima di scoprire che essa è stata abbandonata da alcuni dei suoi utenti, lasciando gli altri nelle pesti.

E' un rischio prevedibile che fa parte del gioco, non crede? 



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COMMENTI
30/01/2015 - -"Te piace ‘o Presebbio?" -"A me non me piace!" (Vincenzo Pascuzzi)

Mancano 100 giorni ai primi di maggio e siamo già in atmosfera di Invalsi: ormai costituisce una ricorrenza annuale, quasi un Natale laico, anche se festa certo non è! E c’è chi comincia a ri-scartare le statuine del suo .... Presepe del merito, della valutazione, dei quiz Invalsi, convinto che piaccia a tutti. Ma non a tutti piace questa ricorrenza, questa rappresentazione. Non tutti credono nel dogma laico dell’Invalsi che “misura le competenze in modo oggettivo”. Dogma rispolverato, in questi giorni, da un articolo di Roger Abravanel, “una delle più autorevoli voci nel dibattito sulla meritocrazia” perché “Sul tema ha scritto tre libri, il quarto è in arrivo .... “. Abravanel e altri ripropongono le tesi di sempre, sorvolando sulle motivate e radicali critiche alla valutazione a mezzo quiz o test. Anche Paolo Sestito nell’intervista ammette i limiti dell’Invalsi, ma poi si dilunga in considerazioni che non intaccano l’operato, l’ispirazione e la filosofia dell’Invalsi stesso. Niente di preciso sui costi e l’utilità pratica dei quiz. Mentre Renata Puleo (ex d.s. e attivista NoInvalsi) giorni fa riportava una testimonianza significativa: “ .... le sperimentazioni condotte dall’INVALSI sono totalmente autoreferenziali. Servono a confermate ipotesi che sono tesi, come quella sulla validità dei test standardizzati, misura dell’efficacia del rapporto insegnamento-apprendimento”. Di sicuro a questi interventi ne seguiranno altri pro o contro.

 
28/01/2015 - La legge, questa sconosciuta (enrico maranzana)

Il problema è mal posto. L’autonomia delle istituzioni scolastiche “si sostanzia di progettazione”: ogni scuola ha una propria identità, ogni scuola “elabora e adotta gli indirizzi generali” e li esprime sotto forma di competenze generali. La valutazione dell’efficacia del servizio deve aver a fondamento i traguardi formativi e educativi che i POF dovrebbero enunciare. I vincoli normativi sono bypassati: “porre l’attenzione sullo sviluppo di lungo termine delle conoscenze e delle competenze – quindi sulle potenzialità degli alunni .. ragionare sul valore aggiunto” stride con la finalità del sistema educativo: lo “sviluppo di capacità e competenze, generali e specifiche, ATTRAVERSO conoscenze e abilità”. In rete "Meritocrazia e scuola: una superficialità incredibile!" proietta sulla scena un'insolita luce.