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SCUOLA/ Per valutarla, l'Invalsi da solo non basta

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Si deve porre l'attenzione sullo sviluppo di lungo termine delle conoscenze e delle competenze — quindi sulle potenzialità — degli alunni e si deve tener conto dei loro punti di partenza e quindi ragionare nei termini di quello che gergalmente viene definito valore aggiunto.

In sostanza, un sistema di valutazione così costruito sarebbe in grado di identificare le scuole nelle quali la crescita umana e culturale degli alunni è più "garantita"?
Mi lasci dire che la combinazione di più elementi e le considerazioni sui singoli indicatori ora ricordate non devono esser viste come un modo un po' più intelligente di stilare una graduatoria tra scuole. Stabilire chi viene prima e chi viene dopo in una ipotetica graduatoria lascia il tempo che trova. 

Perché?
Lascia il tempo che trova perché, tranne agli estremi, per le scuole che vanno cioè molto bene o molto male per più periodi e per una pluralità di aspetti, le graduatorie rischiano di essere molto instabili. Come ho già avuto modo di dire nel mio contributo "Scuola buona, scuola imperfetta e scuola da migliorare", è positivo che oggi si pensi ad implementare il Regolamento sul sistema di valutazione. Più che sulla pubblicazione di un profluvio di rapporti in forma semilibera a cura delle singole scuole, io però punterei sul coinvolgimento di tutti gli stakeholders nello sviluppo dei processi di valutazione all'interno delle singole scuole; anche per quanto attiene la pubblicizzazione dei risultati, darei priorità alla definizione di un sistema di certificazione della qualità che riservi la certificazione d'un rating elevato a quelle scuole con punteggi elevati per più anni su una pluralità di indicatori e positivamente giudicate anche a seguito di una visita ispettiva. 

E le scuole con punteggi bassi per più anni? In alcuni Paesi tolgono ad esse i finanziamenti o addirittura le chiudono…
Ciò che soprattutto oggi mi sembra prioritario, nell'attuazione di quel Regolamento, è l'identificare le scuole in condizioni critiche (compito attribuito all'Invalsi), non tanto per metterle alla gogna sulla base d'una qualche graduatoria, quanto per farle oggetto d'un check ispettivo accurato, di misure di possibile sostegno rafforzato (con apposite risorse) e però anche di un intervento di riorganizzazione, che parta dalla possibile rimozione d'una dirigenza inadeguata. A tali fini occorre perciò poter distinguere tra scuole in condizioni critiche per via delle difficoltà del contesto e scuole che siano tali per inadeguatezza del proprio operare.



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COMMENTI
30/01/2015 - -"Te piace ‘o Presebbio?" -"A me non me piace!" (Vincenzo Pascuzzi)

Mancano 100 giorni ai primi di maggio e siamo già in atmosfera di Invalsi: ormai costituisce una ricorrenza annuale, quasi un Natale laico, anche se festa certo non è! E c’è chi comincia a ri-scartare le statuine del suo .... Presepe del merito, della valutazione, dei quiz Invalsi, convinto che piaccia a tutti. Ma non a tutti piace questa ricorrenza, questa rappresentazione. Non tutti credono nel dogma laico dell’Invalsi che “misura le competenze in modo oggettivo”. Dogma rispolverato, in questi giorni, da un articolo di Roger Abravanel, “una delle più autorevoli voci nel dibattito sulla meritocrazia” perché “Sul tema ha scritto tre libri, il quarto è in arrivo .... “. Abravanel e altri ripropongono le tesi di sempre, sorvolando sulle motivate e radicali critiche alla valutazione a mezzo quiz o test. Anche Paolo Sestito nell’intervista ammette i limiti dell’Invalsi, ma poi si dilunga in considerazioni che non intaccano l’operato, l’ispirazione e la filosofia dell’Invalsi stesso. Niente di preciso sui costi e l’utilità pratica dei quiz. Mentre Renata Puleo (ex d.s. e attivista NoInvalsi) giorni fa riportava una testimonianza significativa: “ .... le sperimentazioni condotte dall’INVALSI sono totalmente autoreferenziali. Servono a confermate ipotesi che sono tesi, come quella sulla validità dei test standardizzati, misura dell’efficacia del rapporto insegnamento-apprendimento”. Di sicuro a questi interventi ne seguiranno altri pro o contro.

 
28/01/2015 - La legge, questa sconosciuta (enrico maranzana)

Il problema è mal posto. L’autonomia delle istituzioni scolastiche “si sostanzia di progettazione”: ogni scuola ha una propria identità, ogni scuola “elabora e adotta gli indirizzi generali” e li esprime sotto forma di competenze generali. La valutazione dell’efficacia del servizio deve aver a fondamento i traguardi formativi e educativi che i POF dovrebbero enunciare. I vincoli normativi sono bypassati: “porre l’attenzione sullo sviluppo di lungo termine delle conoscenze e delle competenze – quindi sulle potenzialità degli alunni .. ragionare sul valore aggiunto” stride con la finalità del sistema educativo: lo “sviluppo di capacità e competenze, generali e specifiche, ATTRAVERSO conoscenze e abilità”. In rete "Meritocrazia e scuola: una superficialità incredibile!" proietta sulla scena un'insolita luce.