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SCUOLA/ Concorso dirigenti, servono liberi professionisti in "libero Stato"

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Per dirigere una scuola, pubblica amministrazione atipica per l'oggetto delle sue prestazioni e dei suoi obiettivi di servizio, occorre che i dirigenti: sappiano di legge per interpretare le norme e applicarle o per gestire il contenzioso in uno con l'Avvocatura, sappiano di gestione amministrativa per gare e appalti, sappiano di contabilità, sappiano di sicurezza degli ambienti di lavoro. Ovviamente sono capaci di gestire risorse umane e professionali e sanno occuparsi di politica scolastica e formativa. Ma poiché si tratta di rendere competenti generazioni di studenti, occorre anche garantire i presupposti per l'esercizio di una leadership educativa. Perché una scuola non è più una periferia dello Stato ma una istituzione autonoma che "assume il volto di una impresa sociale, fondata su ragioni ideali e al servizio delle persone e delle loro comunità" territoriali e  professionali. "Curare e sostenere l'avventura della conoscenza e l'intrinseca dimensione educativa è il cuore del compito direttivo nelle scuole, al cui servizio devono concorrere competenze 'imprenditive' nell'erogazione di un servizio sociale". (Dal Manifesto Disal sulla dirigenza scolastica).

Pertanto, garantire una cadenza regolare dei processi di selezione o puntare sulla competenza dei selezionatori o sulla correttezza amministrativa dei bandi e delle procedure, non è altro che una sommatoria di corollari marginali ad una impostazione culturale che "pretende" la presenza di due pilastri: i "nuovi" dirigenti scolastici dovranno essere esperti nella valutazione del sistema e delle persone e devono effettuare un adeguato apprendistato in situazione.

Se il dirigente scolastico è, per necessità, il motore di una buona scuola che voglia autovalutarsi e amalgamarsi al contesto per rispondere alle esigenze dei suoi studenti e se quello italiano è, tra i sistemi scolastici, a variabilità elevata, non solo tra scuole, ma anche tra classi della stessa scuola, non può che esservi al timone un dirigente scolastico che sappia di valutazione. Meglio: che sia esperto di processi di valutazione per utilizzare questi stessi processi al servizio degli esiti di apprendimento dei suoi studenti. E questo dirigente scolastico non sia solo: il suo middle management abbia la stessa preparazione professionale in merito alla valutazione. Investire sulla valutazione per migliorare l'autonomia, come si è finalmente deciso di fare con l'implementazione del Servizio Nazionale di Valutazione.

E passiamo all'"apprendistato in situazione". Mentre nei concorsi passati si è rivelata del tutto marginale la circostanza che la valutazione dei titoli sia avvenuta prima o dopo le prove concorsuali (tra l'altro sarebbe stato preferibile un saggio breve piuttosto che il classico tema di principi pedagogici e problematiche educative), è risultato fondamentale che i "futuri" dirigenti scolastici abbiano svolto, sotto la guida di un dirigente scolastico esperto, dai quattro ai nove mesi di formazione in situazione: questo tempo ha reso distese le fasi dell'apprendimento, ha permesso ai candidati di partecipare a discussioni e confronti ricchi e significativi, di ascoltare testimonianze dal mondo imprenditoriale (dal quale hanno saputo di gestione) e da esperti del mondo della scuola (da cui hanno appreso aspetti peculiari e orizzonti di senso).



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COMMENTI
29/01/2015 - La difesa dell'esistente (enrico maranzana)

Il significato di “il dirigente scolastico assicura le gestione unitaria dell’istituzione” assume significato solo se immersa nel sistema di regole in cui vive l’istituzione scuola e, in particolare, deve essere incrociata con l’art. 37 del Decreto Legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 sulla Dirigenza pubblica che richiama e “rafforza il principio di distinzione tra le funzioni di indirizzo e controllo spettanti agli organi di governo e le funzioni di gestione amministrativa spettanti alla dirigenza”. Sono da separare, differenziandoli, i soggetti responsabili dell’esplicitazione di COSA deve essere fatto da quelli che elaborano e gestiscono ipotesi relative al COME conseguire i risultati. Da un lato si collocano le responsabilità della dirigenza, dall’altro lato i compiti connessi agli adempimenti strategici, tattici e operativi. Ecco apparire uno scenario che lo scritto non coglie, che richiede la ridefinizione della funzione dei dirigenti scolastici. I caratteri della loro formazione traspaiono dagli item delle prove selettive del concorso del 2011: l’idea di scuola che veicolano è molto, molto distante dal modello elaborato dal legislatore.