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SCUOLA/ Esame di stato, ecco le materie. Con l'incognita Renzi

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Stefania Giannini (Infophoto)  Stefania Giannini (Infophoto)

In relazione, quindi, a tutte queste complessità, come intendere, come assegnare e riconoscere un qualche valore agli esami di maturità? 

I quali, lo sappiamo, oltre ad essere comunque una prova importante per i nostri ragazzi, quasi un "soglia d'ingresso" verso l'età adulta, dovremmo verificare, nel concreto, se sono orientativi in relazione alle scelte che gli stessi studenti si apprestano a fare. Non parlo qui della questione, più formale che altro, del valore legale del titolo di studio, in un tempo che vede, invece, la priorità attribuita non alle prove finale, ma alle prove d'ingresso. Parlo della sempre maggiore domanda di "continuità" del percorso formativo, appunto per la sua implicazione orientante le scelte future.

Si inserisce qui, ad esempio, la proposta di consentire agli stessi studenti, in una logica di "organico funzionale", la scelta di alcune discipline all'ultimo anno delle superiori. Ma anche la richiesta di personalizzazione, in termini di autonomia didattica, delle singole scuole è tutta da verificare, visto che le stesse scuole, nel concreto, sono costrette a rincorrere le prove degli esami di maturità nelle loro programmazioni didattiche, perché le tracce proposte agli esami sono — sempre — pensate e costruite lontane da quell'autonomia.

Come si può notare, la riflessione sulla vita concreta delle scuole ci sta portando a questa evidenza: cioè allo scontro, mai assopito, tra controllo centralistico dei percorsi formativi e maggiore richieste di modulazione, di riscrittura, da parte delle diverse realtà locali, territoriali, innovative.

Quali novità, in questo senso, conterranno i decreti sulla "Buona Scuola" promessi a febbraio? O riproporranno il solito cliché del controllo centralizzato, per il timore della libera iniziativa "glocale"? Riusciranno a proporre una "cultura dei risultati" che non si fermi al muro di gomma del valore legale dei titoli di studio?

Nel mentre noi discutiamo di queste cose, la scuola reale, in questo stesso momento storico, sta soffrendo come non mai. Per i continui tagli, per l'impossibile gestione qualitativa del personale, per la semi-scomparsa delle province e delle sue risorse, per il venir meno delle tradizionali evidenze culturali ed etiche.

Se la scuola è lo specchio del futuro di un Paese, non è, dunque, da stare molto allegri, al di là dei troppi effetti-annuncio.



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COMMENTI
30/01/2015 - Autonomia?! (Mario Sissa)

Immagino un giovane che esce dalla scuola con sue uniche credenziali un titolo di studio conseguito, voglio pensare bene, con fatica e serio lavoro. Constato che appartiene alla categoria di chi viene scagliato sul ring per farne carne da macello. La scuola non va, mi sembra un po' tutti la pensino così... Ciò che però mi rende dubbioso sono le mille ricette per aiutarla, correggerla, sostenerla, migliorarla.... Tutte hanno in se un limite (compresa l'autonomia che in Italia ha il sapore del"l'orticello è mio e guai a chi lo tocca"). Non saprei spiegarmi se non pensando ad un uomo che cammina e guarda dove mette i piedi per non inciampare, ma mai alza lo sguardo verso l'orizzonte per sapere dove sta andando. In ogni caso grazie per le frequenti riflessioni sull'argomento.