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UNIVERSITA'/ Le scuole di specializzazione e il "limbo" dei futuri medici

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Il 27 gennaio il ministro Stefania Giannini ha firmato il decreto che riordinerà il sistema di formazione delle scuole di specializzazione di Medicina e Chirurgia. 

La durata di quasi tutte le scuole di specializzazione — il percorso formativo obbligatorio dopo aver conseguito una laurea in Medicina — viene ridotta da cinque a quattro anni (in alcuni casi da sei a cinque). D'ora in avanti per esempio ad un neolaureato in medicina serviranno solo quattro anni per specializzarsi in Dermatologia, Oftalmologia o Geriatria e cinque per diventare chirurgo generale o neurochirurgo. Il riordino delle scuole di specializzazione comprenderà inoltre l'accorpamento di cinque scuole precedentemente esistenti e la soppressione di due (Medicina aereonautica spaziale e Odontoiatria clinica generale). Nel provvedimento sono quindi rivisti anche i relativi obiettivi formativi delle scuole di specializzazione, rivedendo la distribuzione dei crediti fra le attività previste: almeno il 70% della formazione dovrà essere dedicato allo svolgimento di attività professionalizzanti attraverso una maggiore pratica al letto del paziente e tirocini in corsia. Il decreto passa ora alla firma del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, a cui spetta il via libera definitivo della riforma. 

Questo provvedimento nasce innanzitutto dalla necessità di adeguarsi agli standard europei della formazione specialistica di e chirurgia, ma anche e soprattutto dalla necessità di incrementare — proporzionalmente al risparmio ottenuto — i fondi per le borse degli specializzandi. Grazie al riordino infatti, secondo le stime del ministero sarà possibile finanziare fino a 700 contratti di specializzazione in più.

In questa prospettiva la riforma del sistema è sicuramente positiva perché nasce dalla preoccupazione di dover rispondere al grave problema della restrizione del numero dei posti per le scuole di specialità, senza la quale — va ricordato — un neolaureato in medicina e chirurgia non è nelle condizioni di poter svolgere una professione medica. 

Indipendentemente poi dalla durata delle scuole, la preparazione fornita dalle attuali scuole di specializzazione in troppi casi viene tuttora slegata da un ben pianificato percorso formativo. Troppe volte la formazione specialistica dipende quasi interamente dall'eventuale disponibilità e competenza dei medici presenti a formare il futuro collega. Lo specializzando viene utilizzato per lo più per svolgere le mansioni più noiose della burocrazia (come lettere di dimissioni e pratiche burocratiche): sprecando così gli anni più preziosi per imparare un mestiere molto complesso. Il risultato finale, sconfortante dal punto di vista formativo, è spesso sotto gli occhi di tutti. 

È sempre più urgente quindi cominciare un serio percorso di confronto con tutte le parti sociali interessate (università, professori, medici e specializzandi) per ridefinire gli obiettivi formativi del percorso di specializzazione e verificare che essi siano realmente attuati, e non rimangano invece un puro formalismo. 

Ora occorre però soprattutto che il ministero faccia ancora una volta chiarezza sia sulla data del test di ammissione alle nuove scuole di specializzazione, sia sulle modalità stesse del bando: un silenzio che lascia gli aspiranti medici in una sconfortante ambiguità.  



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