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SCUOLA/ In Italia i compiti a casa occupano "troppe" ore? Meno male...

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A scuola sarebbe educativo che imparassero soprattutto che certe cose non si possono assimilare collettivamente, socializzando, in classe, ma richiedono applicazione personale, silenziosa, faticosa, e in questo senso costruttiva.

Non è nei compiti a casa che si annidano i nostri mali, ma semmai nell'eccesso di burocrazia, nel centralismo, nella rigidità del sistema, e pure nelle prevenzioni ideologizzate che allignano fra gli insegnanti o nella sostanziale tolleranza culturale delle copiature o nel "discredito" che colpisce chi aspira a un buon voto (all'estero non è così), eccetera: tutte cose ben note cui nessuno mette mano volentieri, e allora va bene anche un po' di polemica contro i compiti a casa.



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COMMENTI
04/01/2015 - Ogni cosa ha senso se ha senso. (Sergio Palazzi)

Mi trovo nelle conclusioni di Daniela, con un paio di postille. Innanzitutto, i nostri studenti che all'estero danno la biada agli altri non sono la media, ma una qualche forma di eccellenza: per preparazione, o anche solo per capacità di essere disposti a spostarsi fuori dalla cuccia e mettersi in gioco. Io vedo studenti mediamente di buon livello, ma anche tra loro questi migranti che ci fan fare bella figura sono eccezioni. Sui compiti, la cosa importante è che gli si sappia dare un senso: se il "compito" si riduce a fare tutti gli esercizi da pag. x a pag. y del libro, o fare un riassuntino di un libro noioso, e l'unica discriminante del lavoro fatto sarà (forse) uno sbrigativo controllo del quaderno sbirciando il risultato, non meraviglia la scarsa voglia di perderci del tempo. E che i più assidui siano i lecchini e/o i copiatori, non i più "creativi" o per meglio dire i più critici. Riprendendo un titolo da Brian Coppola, uno dei più grandi didatti della chimica, "do real work, not homework!", nel senso di confrontati con dei compiti che aprano le tue vedute, ti incuriosiscano al problema, alla necessità di vedere qualcosa che NON è scritto nel libro di testo. Nel chiedere aiuto ai compagni non per copiare i risultati, ma per confrontarti sulle criticità. La cosa è più semplice (ma non per questo più praticata) con le materie scientifiche che con quelle letterarie. Ma è il docente che fa la differenza - quanti dicono "uso il libro solo per gli esercizi?", sigh?