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SCUOLA/ In Italia i compiti a casa occupano "troppe" ore? Meno male...

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L'articolo di Fabrizio Foschi sulla questione dei compiti a casa presenta molti argomenti che inducono a valutare con prudenza i risultati della ricerca Ocse-Pisa, dalla quale pare emergere che in Italia i compiti occupano troppe ore. Vorrei aggiungere una riflessione che può risultare di qualche interesse per evitare di svalutare ingiustamente, come spesso facciamo, la nostra scuola e magari buttare via il bambino con l'acqua calda e trovarci fra qualche anno con una scuola peggiore.

È noto che i risultati delle prove Ocse Pisa hanno avuto un impatto notevole sui decisori politici, non tanto perché hanno evidenziato il basso livello medio dell'Italia, bensì perché hanno segnalato senza ombra di dubbio l'esistenza di differenze profonde all'interno del nostro paese, con dislivelli molto pronunciati fra i punteggi del Nord e quelli del Sud. Tali differenze non emergevano affatto dai risultati scolastici, che dicevano anzi il contrario — i voti finali degli esami di Stato erano addirittura più alti al Sud che al Nord —; fu un'amara sorpresa che scoperchiò la pentola della scarsa affidabilità dei titoli di studio e per la prima volta provò a descrivere con dati e percentuali la disomogeneità del sistema scolastico nazionale.

Questo dato, ripresentatosi in varia misura nelle diverse rilevazioni che si sono succedute nel tempo, ha dato un impulso notevole al sorgere anche da noi di un Sistema nazionale di valutazione, che potesse dare maggiori dettagli sul problema emerso: la ricerca internazionale infatti sceglie un campione molto ristretto di studenti, selezionato sulla base dell'età e non della scuola o della classe frequentata, un campione quindi che non può essere la base per riflessioni più analitiche.

Quello che il dato dice in positivo, però, è che se la variabilità all'interno dei risultati nazionali è alta, ciò significa che a fronte di regioni che vanno molto male ne esistono altre che vanno molto bene. Non possiamo ignorare che gli studenti che in Friuli, Lombardia, Veneto hanno risultati pari e a volte superiori ai primi in classifica Ocse (per esempio la solita Finlandia), sono studenti che provengono dallo stesso sistema scolastico delle altre regioni. I professori sono formati con gli stessi percorsi e selezionati con le stesse procedure, le indicazioni per i percorsi scolastici sono le medesime, gli obblighi in termini di numero di interrogazioni e voti sono gli stessi, i libri di testo sono ampiamente transregionali, e i metodi abbastanza comuni. 

Come mai allora sono sotto accusa aspetti particolari, come le ore dedicate ai compiti, che nelle regioni virtuose probabilmente funzionano benissimo? Quali sono i fattori che portano l'Italia mediamente al di sotto dei paesi Ocse, se lo stesso sistema è capace di produrre anche esiti così diversi?



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COMMENTI
04/01/2015 - Ogni cosa ha senso se ha senso. (Sergio Palazzi)

Mi trovo nelle conclusioni di Daniela, con un paio di postille. Innanzitutto, i nostri studenti che all'estero danno la biada agli altri non sono la media, ma una qualche forma di eccellenza: per preparazione, o anche solo per capacità di essere disposti a spostarsi fuori dalla cuccia e mettersi in gioco. Io vedo studenti mediamente di buon livello, ma anche tra loro questi migranti che ci fan fare bella figura sono eccezioni. Sui compiti, la cosa importante è che gli si sappia dare un senso: se il "compito" si riduce a fare tutti gli esercizi da pag. x a pag. y del libro, o fare un riassuntino di un libro noioso, e l'unica discriminante del lavoro fatto sarà (forse) uno sbrigativo controllo del quaderno sbirciando il risultato, non meraviglia la scarsa voglia di perderci del tempo. E che i più assidui siano i lecchini e/o i copiatori, non i più "creativi" o per meglio dire i più critici. Riprendendo un titolo da Brian Coppola, uno dei più grandi didatti della chimica, "do real work, not homework!", nel senso di confrontati con dei compiti che aprano le tue vedute, ti incuriosiscano al problema, alla necessità di vedere qualcosa che NON è scritto nel libro di testo. Nel chiedere aiuto ai compagni non per copiare i risultati, ma per confrontarti sulle criticità. La cosa è più semplice (ma non per questo più praticata) con le materie scientifiche che con quelle letterarie. Ma è il docente che fa la differenza - quanti dicono "uso il libro solo per gli esercizi?", sigh?