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SCUOLA/ Giovani, lavoro e alternanza, gli slogan non bastano più

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Ma in questo percorso diventa decisivo avvicinare i ragazzi al mondo del lavoro dal quale possono attingere competenze professionali, ma soprattutto cogliere qualcosa di nuovo per loro, appunto la cultura del lavoro. Spesso i ragazzi lo raccontano: sono andato pensando di poter "applicare" le conoscenze che avevo appreso a scuola … e poi mi sono trovato di fronte a clienti, datore di lavoro, altri dipendenti, problemi, situazioni impreviste … e mi sono accorto che … 

Così i ragazzi iniziano a dare spessore a parole come attenzione, impegno, dedizione, puntualità, precisione, volontà, lavoro di squadra, adattabilità, capacità di ascolto e di risposta, studio, capacità organizzativa, di comunicazione, di cui spesso hanno sentito parlare, ma che forse non hanno mai comprese — nel senso di fatte proprie — davvero. E ci si accorge che queste "competenze sociali" fanno la differenza.

E' sempre più evidente, inoltre, che l'elevata disoccupazione giovanile è anche il risultato di un grave disallineamento tra profili in uscita dal sistema formativo ed esigenze delle imprese e più in generale del mondo del lavoro. Tutto ciò è dovuto anche al modo in cui i giovani arrivano a decidere dove e in cosa investire per la loro formazione. Per questo, occorre creare dei collegamenti capaci di mettere i giovani in condizione di arrivare al termine della loro formazione avendo una migliore comprensione del mondo (del lavoro), e un bagaglio di esperienze più solido e tale da aumentare significativamente le loro possibilità di impiego, o di auto-impiego. Esiste un rischio dispersione che va assolutamente contrastato. C'è quindi una ulteriore sottolineatura di carattere educativo che non può essere sottaciuta: l'esperienza di alternanza è spesso occasione per maturare quella competenza, che a livello europeo viene definita "educazione all'(auto)imprenditorialità e alla cultura d'impresa", per sviluppare cioè la propensione al rischio e lo spirito di iniziativa.

C'è un secondo aspetto. La domanda che bisogna porsi è: quali sono le condizioni perché possa avvenire una vera esperienza? Certamente a livello normativo vanno garantite alcune condizioni organizzative. Considerando che il sistema italiano è assai diverso da quello di altri Paesi (per cui il sistema "duale" tedesco difficilmente è importabile, almeno nel breve periodo) è necessario porre il tema della capacità della scuola di collaborare con i diversi attori del contesto imprenditoriale e produttivo, ma questo non può che avvenire in una condizione di  autentica autonomia delle scuole.  

Occorre porre dei criteri generali (ad esempio le 200 ore) ma è opportuno assicurare alle scuole la flessibilità organizzativa nell'ambito della propria autonomia, altrimenti i tempi e le modalità della scuola non potranno mai adeguarsi ai tempi e all'organizzazione dell'impresa. 



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