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SCUOLA/ Giovani, lavoro e alternanza, gli slogan non bastano più

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Un altro aspetto è la necessità che questi percorsi abbiano protocolli concordati tra scuole e aziende (da sottolineare l'importanza in certi contesti di presenza di piccole imprese industriali e artigiane, di accordi con le associazione di categorie piuttosto che con singole realtà) con certificazione delle competenze acquisite che documentino il percorso svolto.

Infine, se si indica l'alternanza come elemento su cui si possono e si devono fare investimenti, è chiaro che se ne devono trarre conclusioni generali rispetto alla formazione delle figure professionali della scuola: non basta la preparazione accademico/disciplinare dell'università, e forse nemmeno l'aggiunta della sensibilità didattica delle associazioni professionali e delle scuole "autonome", ma si può pensare anche al coinvolgimento delle aziende. Pertanto è evidente che il profilo professionale del docente si debba arricchire e si possano anche individuare diverse professionalità, tutte concorrenti all'educazione: il tutor, il progettista, il coordinatore di percorsi in alternanza, il docente frontale, l'orientatore, eccetera. Non si tratta di "funzioni" amministrative aggiuntive, ma di veri e propri "mestieri" educativi diversi da quello dell'insegnante. 

Basterà lo spazio dell'organico funzionale?

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