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SCUOLA/ Le nuove generazioni tra "cerchio magico" e delusioni cocenti

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E' attraverso le nuove generazioni che una società mette in collegamento le condizioni del presente con le prospettive del futuro. Ne Le città invisibili di Italo Calvino, Marco Polo spiega a Kublai Khan che a sostenere il ponte non sono le singole pietre ma la linea dell'arco. Eppure il veneziano si mette a descrivere le caratteristiche e la collocazione più consona di ogni singola pietra. "Kublai Khan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: – Perché mi parli delle pietre? È solo dell'arco che mi importa. Polo risponde: – Senza pietre non c'è arco". Allo stesso modo, nessun futuro di qualità può essere raggiunto senza partire dal riconoscimento e dalla valorizzazione delle specifiche doti dei giovani all'interno di una linea coerente di sviluppo.

I dati dell'indagine "Rapporto giovani" (www.rapportogiovani.it) — promossa dall'Istituto G. Toniolo e finanziata da Fondazione Cariplo e Intesa San Paolo — ci dicono prima di tutto che le nuove generazioni italiane non vedono le proprie capacità e competenze adeguatamente promosse e valorizzate nella società in cui vivono. La conseguenza è che il ponte rimane così incompiuto, sia quello che nelle vite dei singoli connette le condizioni del presente con la realizzazione dei propri progetti di vita, sia quello più ampio che mette in relazione le potenzialità collettive del sistema paese con la produzione futura di solido benessere condiviso.

Più nello specifico i dati ci dicono che il 70% dei giovani intervistati vede il proprio domani pieno di rischi e incognite. Tre su quattro rinunciano a programmare il proprio futuro per affrontare le insidie del presente. Lo sforzo primario diventa sempre di più quello di trovare un'occupazione dignitosamente retribuita rinviando nel medio-lungo periodo l'obiettivo di un lavoro che consenta di valorizzare al meglio le proprie doti.

La carenza di adeguati strumenti formativi, di orientamento e sostegno attivo all'ingresso nel mondo del lavoro rendono complicato fare le scelte giuste e trovare la propria strada. Una condizione che, complessivamente, rende il percorso di transizione alla vita adulta simile ad un labirinto nel quale alto è il rischio di girare a vuoto nonostante gli sforzi e buona volontà. 

Lo scadimento delle opportunità e il continuo riadattamento al ribasso delle aspettative porta ad intaccare non solo la fiducia nelle istituzioni ma a ridurre anche il senso di appartenenza sociale: solo poco più di un giovane su quattro ritiene che la maggior parte delle persone sia degna di fiducia. Valori elevati si trovano solo nei confronti del "cerchio magico" costituito da familiari e amici più stretti. Se nel complesso si conferma il ruolo di sostegno strumentale ed emotivo della famiglia di origine, a rafforzarsi è soprattutto la figura materna mentre appare in crisi quella paterna.



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COMMENTI
06/01/2015 - Il ruolo degli Educatori (Maria Antonia Savio)

La ricerca mostra agli Educatori (siano essi genitori o Insegnanti) un segnale forte di richiamo: quale spazio viene dato ai ragazzi e alle ragazze negli ambiti di vita sociale e familiare che abbiamo costruito? e questa è la domanda che nemmeno i giovani sanno pronunciare.. mentre sono occupati a "sorbire" tutto il nichilismo di una società adulta che scade ogni giorno di più nell'implosione dei beni di consumo che non offrono soddisfazione alla ricerca di senso... I risultati della ricerca offrono anche un segnale "debole" che stenta a farsi strada: quale significato alla vita hanno gli adulti e hanno trasmesso o trasmettono ai figli, agli studenti? Nel profondo di ogni uomo abita la Ricerca, l'incessante corsa verso Qualcuno che possa dare il nome ad ognuno e aprire la strada alla risposta sulla Vita, ai perché che lacerano, alla gioia anelata.. E sembra urgente per tutti, giovani e adulti, ritrovare il Luogo dell'Incontro, perchè è nel dialogo (ascolto/risposta) che si gioca la fiducia nel presente e la capacità di costruire il futuro. Ognuno raccolga il suo compito.