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SCUOLA/ Per farla "buona", Renzi la rimanda a febbraio. E spende tutto

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Da questo punto di vista, non sembra meritevole di alcuna considerazione la soluzione — rimbalzata sulla stampa — di prevedere che una parte del contingente delle 150mila assunzioni sia riservata agli iscritti nelle altre graduatorie diverse dalle Gae.

Se il Governo vuole proprio ridurre la "Buona Scuola" a questa storica stabilizzazione, se proprio vuole dotare la scuola di un numero di insegnanti doppio rispetto alle cattedre disponibili e vacanti sulla base dei vigenti ordinamenti, se proprio vuol fare assolvere alla scuola funzioni di welfare che in altri Paesi sono affidate all'area sociale dello Stato, trovi almeno delle soluzioni che non la facciano ricadere in un'inestricabile tela di contenziosi giudiziari che hanno finora fatto la fortuna soprattutto di quelle organizzazioni che non possono definirsi sindacali, e che sono nate esclusivamente per dare luogo a vere e proprie class action favorite da quella stessa legislazione scolastica che dovrebbe evitarle.

Il diritto alla stabilizzazione non può sorgere dalla semplice iscrizione a graduatorie, che sono diventate ad esaurimento in forza di un comma (scritto male) della legge finanziaria del 2007, che non aveva nemmeno fermato l'iscrizione alle Scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario (Ssis), lasciando aperta e senza nessuno sbocco la via per nuove abilitazioni e per l'insorgenza di ulteriore precariato. Si verifichi quanto servizio i docenti hanno prestato nella scuola da quando sono iscritti nelle Gae e si trovi il modo di escludere da questa stabilizzazione coloro che hanno aggiornato la loro iscrizione, pur svolgendo contemporaneamente altri lavori. Insomma, si trovi il modo per evitare che la "Buona Scuola" determini un'ulteriore segmentazione dello status degli insegnanti e per consentire l'immissione in ruolo di persone che possano adeguatamente svolgere la funzione educativa.

La "Buona Scuola" deve declinare un'idea di scuola che non può limitarsi alla tutela del personale scolastico. I tempi per l'effettiva realizzazione della "scuola dell'Autonomia" sono maturi, perché la costruzione del necessario sistema di valutazione è stata già avviata ed avrebbe giusto bisogno di quelle risorse finanziarie fondamentali per il suo completamento.

Da questo punto di vista, sono positive le dichiarazioni del sottosegretario Faraone che richiamano la necessità di estendere la valutazione anche agli insegnanti e che confermano l'introduzione degli scatti di merito a differenza di quanto affermato da altri componenti del suo stesso partito, in occasione di una assemblea consultiva sulla "Buona Scuola".

Altro punto su cui il Governo insiste è quello del rapporto tra scuola e lavoro. Ora, va bene aumentare il numero delle ore dell'alternanza, ma ci sono altri modi per valorizzare la "scuola fondata sul lavoro".

Basterebbe sostenere il sistema di Istruzione e formazione professionale che oggi accoglie quasi 300mila studenti ed è sempre più in difficoltà, perché grava sui magri bilanci delle Regioni. Ma il ministero dell'Istruzione continua a non trovare alcun fondo per la gamba professionalizzante del sistema educativo, che si dimostra apprezzata dalle famiglie e dalle imprese. 



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COMMENTI
07/01/2015 - Il senso delle cose (enrico maranzana)

“La costituzione del necessario sistema di valutazione è stata già avviata ed avrebbe giusto bisogno di quelle risorse finanziarie fondamentali per il suo completamento” è una proposta che mette fuori campo la natura, la finalità, i procedimenti INVALSI, che non ricerca l’origine delle resistenze che il mondo della scuola ha espresso. Il controllo è un momento essenziale per il governo del sistema educativa ma la sua concretizzazione deve avvenire in conformità alla dottrina. Ma così non è stato. Rimando in rete a “Sanare l’anomalia genetica dell’Invalsi” e a “Invalsi un edificio dalle fondamenta traballanti” che sgrossano la questione.