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SCUOLA/ Per farla "buona", Renzi la rimanda a febbraio. E spende tutto

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Al termine di una riunione a Palazzo Chigi con il ministro Giannini, il sottosegretario Faraone e una parte del vertice della burocrazia del Miur (ché un'altra parte non era ancora rientrata dalle ferie ed ha perso la possibilità di partecipare all'immancabile photo opportunity lanciata su Twitter), il premier Renzi ha annunciato che entro fine febbraio saranno approvati un decreto-legge ed un disegno di legge per realizzare il piano della "Buona Scuola".

Dai cinguettii del premier, è evidente che sia rimasto estasiato dalle numerose slides con cui i burocrati del Miur hanno riportato gli esiti della consultazione popolare. In effetti, si tratta di una bella presentazione di marketing politico, densa di multiformi rappresentazioni quantitative e qualitative del numero delle domande fatte, delle e-mail ricevute, della distribuzione geografica delle percentuali di scuole raggiunte anche con incontri ed assemblee di vario tipo, che si conclude con l'affermazione autocelebrativa di essere la più grande consultazione fatta in Europa. Autocelebrazione che il premier ha subito trasformato in un riconoscimento da parte di qualche, non meglio precisata, istituzione europea.

Al di là dei toni, dalla riunione è arrivata la conferma del sostanziale rinvio dei provvedimenti sulla scuola che erano stati originariamente fissati per gennaio, a dimostrazione del fatto che ci sono ancora diverse questioni aperte su cui resta da lavorare. In ogni caso, l'ulteriore conferma che la "Buona Scuola" si dovrà tradurre nello svuotamento delle graduatorie ad esaurimento (Gae) sembra arrivare proprio dall'annuncio del ricorso al decreto-legge, per rispettare i tempi dell'avvio del prossimo anno scolastico 2015/2016. 

Così le speranze di coloro che ancora si augurano un esito diverso di questo piano si assottigliano sempre di più e i dubbi che nemmeno questa impressionante immissione in ruolo, pari al doppio delle cattedre disponibili e vacanti, possa risolvere definitivamente il problema del precariato della scuola, aumentano correlativamente. Infatti, non basta l'attesa sentenza della Corte di Giustizia europea per giustificare la stabilizzazione di tutti gli insegnanti ancora iscritti nelle Gae, perché per questa via non si farebbe altro che confermare ulteriormente la fondatezza dei ricorsi di qualunque altro insegnante precario impiegato nella scuola per più di 36 mesi, sebbene non sia iscritto nelle Gae. 

In altre parole, se si continua a sostenere che l'assunzione dei 150mila insegnanti è necessaria per rispettare la sentenza della Corte di Giustizia, allora occorre ribadire che nemmeno questa operazione risolverà il rischio di contenzioso che potrà essere instaurato da chiunque abbia maturato un'anzianità di servizio superiore a 36 mesi, con la somma di diversi contratti a tempo determinato. Anzi, l'assunzione di tutti gli iscritti nelle Gae sulla base di questo principio creerebbe un'ulteriore disparità di trattamento per coloro che non sono iscritti nelle Gae, ma che hanno maturato comunque un'esperienza superiore ai 36 mesi previsti dalla normativa. 



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COMMENTI
07/01/2015 - Il senso delle cose (enrico maranzana)

“La costituzione del necessario sistema di valutazione è stata già avviata ed avrebbe giusto bisogno di quelle risorse finanziarie fondamentali per il suo completamento” è una proposta che mette fuori campo la natura, la finalità, i procedimenti INVALSI, che non ricerca l’origine delle resistenze che il mondo della scuola ha espresso. Il controllo è un momento essenziale per il governo del sistema educativa ma la sua concretizzazione deve avvenire in conformità alla dottrina. Ma così non è stato. Rimando in rete a “Sanare l’anomalia genetica dell’Invalsi” e a “Invalsi un edificio dalle fondamenta traballanti” che sgrossano la questione.