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SCUOLA/ "L'omologazione dei giovani? Si batte col latino"

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L'Europa riconosce le proprie radici culturali solo nell'illuminismo greco e nell'illuminismo settecentesco, e a mio avviso manca di considerare il medioevo cristiano. Attualmente c'è un inglese "addomesticato" che funge da lingua franca per tutta l'Europa, mentre sarebbe anacronistico pensare, come fanno alcuni, a un latino come lingua utilizzabile da tutti. Il latino ha un ruolo di educazione linguistica per tutti gli europei, capace di dare consapevolezza del lessico della propria lingua madre e delle lingue straniere: il lessico intellettuale dell'Europa si è formato nel corso dei secoli grazie attingendo dalle acque del latino. Anzi, evocando l'immagine del grande filologo Pasquali, tutte le acque scorrono sotto terra raccogliendo tutti i minerali incontrati; similmente fanno le parole e le idee. Un'educazione umanistica senza latino è impensabile, mentre la mancanza di conoscenza del latino per chi si occupa di studi umanistici, numericamente irrilevante ma culturalmente determinante, significa non avere accesso al patrimonio di documenti e fonti di letteratura, filosofia, giurisprudenza…

Che cosa potrebbe fare il Parlamento europeo, concretamente, per dare un riconoscimento alla "funzione" storica del latino che mi pare di cogliere finora nelle sue risposte?
Latino e greco hanno due ruoli storici diversi: il latino è stata la lingua di una grande civiltà che ha continuato a essere usato nel Medioevo, nel Rinascimento, nel Barocco, quasi fino al Romanticismo. Sarebbe auspicabile riconoscere ufficialmente il latino come lingua storica della cultura europea, non certo per pronunciare un discorso al Parlamento europeo. Bisognerebbe dunque elaborare uno speciale statuto della lingua latina come lingua della storia della cultura europea, accanto alle lingue ufficiali dei Paesi aderenti all'Unione Europea. Quest'ultima adesso è in crisi per carenza di radici solide in cui affondare le motivazioni dello stare insieme e il latino può essere un terreno comune e sentito. Le giovani generazioni possono attraverso lo studio della lingua latina maturare questa consapevolezza linguistica su cui si basa la conoscenza di idiomi moderni e, nello stesso tempo, "sentire" questa radice comune della cultura classica degli ultimi secoli. Tuttavia lo studio delle lingua latina nelle scuole europee è molto disomogeneo…

Nel dialogo tra cultura antica e cultura moderna, c'è una interessante iniziativa in corso in Italia: la Certificazione Linguistica Latina, un po' come accade per l'inglese e il tedesco… qual è l'obiettivo di questo progetto?
Questa idea nasceva in me dall'esperienza quotidiana: trovandomi a lavorare con colleghi di lingue moderne, osservavo come essi insegnassero con lo scopo di poter rendere chiaro e dunque "certificato" l'apprendimento su vari livelli che gli studenti perseguivano. Inoltre, l'idea nasceva dal "disagio" che io provavo nell'essere spettatore della "guerra" delle metodologie didattiche del latino. Mi chiesi allora se non fosse meglio lavorare di comune accordo sugli obiettivi al di là del metodo scelto: meglio un insegnante bravo con un cattivo metodo che il contrario! Pascoli e Pasquali sottolineavano che il latino ai loro tempi veniva imparato male. Non voglio dire che dobbiamo trattare il latino come una lingua moderna, ma pur sempre come una lingua… non in quanto strumento per fare altro.

Una volta, ad un convegno, lei auspicava — uso le sue parole — il "dialogo serio con la didattica delle lingue moderne, dalla quale comprendere quanto, in un secolo e mezzo di studio e applicazione, si è costruito e tentato. E, se il latino e il greco sono lingue, non si vede perché sfuggire dal confronto". 



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