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SCUOLA/ "L'omologazione dei giovani? Si batte col latino"

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Esatto…

La scuola media ha festeggiato i cinquanta anni di vita. Nel 1962 si decise l'istituzione della scuola media unica, raggiungendo un compromesso per il latino, inserito nel programma di II media e facoltativo in III, riservata cioè a coloro che sceglievano di proseguire gli  studi. Nel 1969 si parlò di primi rudimenti della lingua latina, facoltativo,  in terza media; nel 1977 ci fu l'abolizione definitiva. Eppure in tante scuole secondarie di primo grado vengono attivati corsi extracurricolari, a volte pagati dai genitori, per imparare il latino: addirittura una scuola su quattro. Come interpreta questo dato?
La formula compromissoria raggiunta negli anni Sessanta era a mio avviso buona: perché in seconda media si offrivano i primi lineamenti della morfologia latina ai ragazzini con l'opportunità di affinare una prima riflessione metalinguistica sull'italiano e sul lessico. Questo tentativo buono sulla carta fallì nella realtà perché, da una parte, c'erano docenti di quella generazione che insegnavano il latino in maniera "seria" come erano stati abituati dalla scuola prima della riforma (un corso rapido di grammatica latina concentrata), dall'altra parte c'erano docenti che ideologicamente erano contrari al latino come status-symbol di un certo retaggio storico, oppure non erano adeguatamente preparati se venivano dalla scuola dell'avviamento professionale. A quel tempo non c'erano strumenti per sostenere la formazione e l'aggiornamento dei docenti come ci sono oggi. Credo che il successo di questi corsi ufficiali o paraufficiali — di cui ho una piccola esperienza diretta a livello personale — si basi sull'opinione dei genitori del contributo del latino allo studio dell'italiano. Aggiungo che all'interno della Consulta Universitaria degli Studi Latini si è deciso di avviare una campagna esplorativa per censire e monitorare questi corsi di latino nella scuola media. 

In conclusione: il latino per chi? Il latino perché?
Potrei rispondere menzionando il titolo di un convegno che organizzai qualche anno fa: a ciascuno il suo latino. Con questo voglio sottolineare che la situazione è abbastanza variegata. Ma attualmente sono due le emergenze culturali della scuola italiana più generali, in campo umanistico: la difficoltà da parte dei ragazzi dell'uso consapevole della lingua italiana e la consapevolezza della storicità. Lo constato anche negli studenti un universitari.

Come lo spiega?
Le cause sono molte, tra cui l'eccessivo bombardamento delle informazioni a cui i ragazzi di oggi sono sottoposti e conseguenza di ciò è la fatica della lingua scritta. Inoltre, c'è una dilagante incapacità di storicizzare e differenziare a livello temporale, quasi che tutto fosse una in una sorta di sincronia totale per i ventenni di oggi: internet azzerando le distanze porta a un "appiattimento" storico. Per affrontare queste emergenze, ovvero l'incapacità cronologica e il deficit linguistico che si manifesta in modo particolare nella produzione di testi non elementari, una risposta funzionale può certamente offerta dal latino per le ragioni che abbiamo detto prima.



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