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SCUOLA/ Compiti a casa, solo la "realtà" può farli amare

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La cooperazione tra teste differenti, che non riproducano uno schema esecutivo obbligato ("ah, questo si faceva così"), può servire a individuare non solo la migliore tra possibili alternative, ma anche qualche idea originale che sta al docente cogliere e valorizzare. 

Si fa molta retorica (e molte scartoffie) sul tema dei disturbi dell'apprendimento e dei bisogni educativi speciali: ma se i compiti sono commisurati a un'attività concreta che coinvolge personalmente il lavoro di ciascuno, allora diventa possibile anche proporre esercizi realmente su misura per le capacità e le attitudini di ogni individuo. Certo, si fa fatica: non è esagerato dire che assegnare e correggere un buon compito dovrebbe richiedere al docente un tempo confrontabile a quello che impiegherà lo studente per svolgerlo. Ma viene a cadere, o perlomeno si attenua, la polemica sul "quanto tempo devi lavorare a casa". 

Una piccola considerazione personale: quest'anno sto impiegando per la prima volta in modo sistematico il meccanismo dell'assegnazione dei compiti e dei materiali di studio, e la successiva restituzione, attraverso una piattaforma informatica. E' presto per valutarne il risultato, ma di certo osservo dei cambiamenti nell'atteggiamento di molti studenti. E anche nel mio, il che non guasta.

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